Riforma pensioni governo Letta modifiche legge Fornero e proposte Damiano e Giovannini

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L’argomento in primo piano è ancora la riforma della legge Fornero da modificare attraverso le proposte dei ministri Giovannini e Damiano.

La politica economica del nuovo governo Letta affronta dopo la questione lavoro, il delicato problema dell’eventuale revisione della legge Fornero approvata dell’ ex ministro del welfare Fornero.

L’età del pensionamento, come si sa , è stata slittata oltre i 66 anni per tutti i lavoratori, tranne per le dipendenti del settore privato e le lavoratrici autonome, che arriveranno entro il 2018 all’adeguamento richiesto.

Questa rigidità però non incontra il consenso di Enrico Giovannini , attuale ministro del lavoro, che ha sempre manifestanto il desiderio di modificare queste regole sino a renderle un po’ più flessibili; si cerca in questo modo di aumentare il già numeroso esercito di esodati, quei lavoratori cioè che pur avendo più di sessanta anni, una volta rimasti senza posto di lavoro, non hanno ancora le caratteristiche necessarie per poter andare in pensione per via dei paletti troppo rigorosi stabiliti dalla vituperata riforma Fornero.

 

Ancora però non sono note le modalità con cui si potrà procedere affinchè la legge possa essere modificata, ma quel che è certo è che sicuramente occorrerà attendere dopo l’estate sia per le ipotesi di risoluzione per il problema esodati che per i cosiddetti quota 96 del settore scuola.

 

Settembre dunque sarà il mese decisivo per poter capire le mosse del governo, anche se appare probabile la base di lavoro da cui iniziare le discussioni: la proposta di legge presentata da alcuni deputati del Partito Democratico che porta la firma di Cesare Damiano, Maria Luisa Gnecchi e Pierpaolo Baretta. In pochi articoli il provvedimento svela subito la sua natura: fermo restando che l’età per accedere alla pensione, debba essere di 66 anni , la novità e che ci si può eventualmente anche ritirare a 62 anni (con la condizione di aver versato i contributi per 35 anni ), con delle penalità in percentuali proporzionali.

In definitiva chi decide di congedarsi un anno prima del previsto, subisce una decurtazione sull’assegno mensile nella misura del 2 %, a 64 anni la penalità arriva al 4 % e aumentando sempre di due punti percentuali, si arriva ad un decremento massimo dell’ 8 % per chi decide di lasciare il lavoro a 62 anni; un’altra novità premia i cosiddetti lavoratori precoci, coloro cioè che avendo maturato 41 anni di contributi pur non avendo 66 anni d’età possono avere la possibilità di andare in pensione. La misura è stat adottata considerando che nella maggior parte dei casi questi soggetti hanno cominciato a lavorare molto presto dedicandosi a mansioni faticose e manuali.

Allo stesso modo, sempre in base alla proposta Damiano, chi resta al lavoro oltre il limite gode di incentivi nella misura del 2 % in aggiunta per ogni anno di servizio in più (parallelamente a quanto accade nel caso del pensionamento anticipato) sino ad un limite massimo di 70 anni.

Il timore è che questa proposta possa essere ridimensionata a causa delle scarsissime disponibilità finanziarie.

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