Detroit, Stati Uniti d’America: i motivi del default

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La città americana di Detroit patria della musica nera e dei motori vive oggi il triste primato della più grande bancarotta nella storia statunitense. Sono infatti partite questo pomeriggio le procedure per il fallimento della città che ha accumulato debiti fra i 18 e i 20 milioni di dollari che non riesce ad onorare.

 

A marzo il governatore del Michigan Rick Snyder si era rivolto al commissario straordinario kevyn Orr affinchè compisse un miracolo; ma nonostante  l’ agguerrito Orr avesse percorso tutte le strade possibili, dalla trattativa con i creditori perchè concedessero ancora un po’ di tempo a quelle con i sindacati per procedere ad uno snellimento dei costi del personale verso la fine di giugno dichiarò: “ Servono sacrifici dolorosi e devono essere condivisi da tutti. Ognuno deve fare la sua parte, altrimenti sarà la bancarotta”.

Ma purtroppo l’epilogo è stato disastroso, ma inevitabile proprio in un momento in cui si intravedono spiragli di una ripresa; la produzione della auto da parte dei colossi del settore GM, Ford e Chrysler è ripartita ed il mercato è decisamente favorevole. Persino la fabbrica di Jefferson North dove Chrysler e Fiat producono la nuova Jeep Gran Cherokee pare destinata ad incassare quasi due miliardi di dollari: “ Un segno di speranza, la prova che la spirale negativa della città può essere interrotta”.

Ma allora come spiegare questo tracollo?

Le ragioni sono da ricercare nello spopolamento della città che è passata dai due milioni di abitanti degli anni cinquanta agli ottocentomila dei giorni nostri; questo declino ha portato a vedere drasticamente ridotte le entrate delle tasse che non riescono più a garantire i minimi servizi e le manutenzioni ordinarie e straordinarie che costano maggiormente in una grande città.

Molti edifici sono disabitati, il 40 % della illuminazione stradale non funziona e le forze dell’ ordine sono al minimo della loro operatività. Se la media nazionale di risposta alle chiamate di emergenza è di 11 minuti, a Detroit il numero d’emergenza 911 risponde con un’ora di ritardo.

Tutto a vantaggio della criminalità che opera indisturbata contendendo a Chicago il primato di omicidi e violenze. E intanto sale la disoccupazione: negli ultimi dieci anni è passata dal 7,6 % al 18,6 %.

In tutto questo ha giocato un ruolo di primo piano la cattiva e corrotta gestione della cosa pubblica perpetrata per decenni a danno di Detroit. Secondo quanto ha dichiarato un avvocato che segue altri fallimenti pubblici al New York Times: “Non basterà sanare il debito, serve un cambiamento strutturale di tutta la gestione a partire dagli stipendi dei lavoratori pubblici, altrimenti da qui a pochi mesi i problemi torneranno uguali ad adesso”. E come qualcun altro commentava sul Washington Post : “ Come se fossimo stati investiti da una Katrina, ma lunga 10 anni”.

Si attende ora solo il via libera ufficiale ed il commissario potrà vendere gli asset; decisione molto avversata sia dai manager che temono un ritorno negativo da questa mossa sia da tutta l’opinione pubblica spaventata dalle conseguenze.

Anche il presidente Obama segue con apprensione le sorti della città.

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