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Riforma pensioni: le future modifiche dell’esecutivo Letta alla riforma Fornero

Riforma pensioni: le future modifiche dell’esecutivo Letta alla riforma Fornero

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La questione delle pensioni continua a tenere banco in questi giorni.

La riforma è più che mai necessaria ed è una priorità del governo Letta che in questi giorni ha barcollato seriamente a causa del salvataggio di Alfano che però si spera ora possa dare un’ accelerata sostanziosa alla modifica della legge Fornero.

Oltre a combattere i veleni del caso Kazako, il nostro esecutivo nella scorsa settimana ha fissato gli impegni urgenti e il programma di lavoro che dovrà essere svolto di ritorno dalla pausa estiva affinchè si possa giungere alla legge di stabilità 2014.

Così oltre al lavoro su Imu e fiscalità immobiliare, entro il 31 agosto l’esecutivo di Enrico Letta dovrà trovare dei sistemi per includere altri esodati all’ interno della salvaguardia affinchè possano essere inclusi nel welfare più di 130 mila esclusi.

Al momento dunque il governo ha superato il primo serio intoppo del suo cammino che avrebbe tranquillamente potuto far cadere la coalizione, ma non dimentichiamo l’appoggio del rieletto presidente della Repubblica  Giorgio Napolitano  che ha sostenuto l’ esecutivo di larghe intese, anche grazie al ministro dell’ interno e al vicepremier facendo affidamento anche sulla sicura bocciatura da parte del Pd riguardo la mozione di sfiducia.

Quindi adesso non ci sono più scuse dopo lo scandalo kazako, ed occorre chiudere la sessione estiva parlando di un argomento sinora trascurato dalle leggi sino ad ora approvate e dai decreti varati: il welfare.

Il governo Letta dovrà affrontare in prima battuta la riforma delle pensioni attualmente in vigore concepita lo ricordiamo con un rigore assoluto imposto dall’ Europa che per contro però ha consentito di accantonare un risparmio di circa 80 miliardi di euro entro il 2014 : se per uno stravolgimento radicale della legge Fornero non si riescono a trovare i soldi necessari, come hanno confermato i ministri Saccomanni e Giovannini, si può ricorrere alla flessibilità in modo da consentire al lavoratore uscite anticipate rispetto al limite fissato con una decurtazione in percentuale sull’ assegno mensile. Parliamo della proposta Damiano che al momento sembra riscuotere maggiori consensi che prevede inoltre per contro un incentivo sempre pari al 2 % per ogni anno qualora si decidesse di continuare a lavorare sino ad un massimo di 70 anni. Si spera che settembre possa vedere la luce di questo cambiamento.

L’altro nodo spinoso che il governo Letta deve affrontare è quello che riguarda gli esodati una vera e propria platea di circa 200 mila ex lavoratori su cui il welfare non riesce ancora ad esprimersi; un escamotage potrebbe derivare dalla Cassa integrazione in deroga che potrebbe essere ripristinata per includere i lavoratori non considerati, ma non possiamo dimenticare che la disponibilità finanziaria volge al termine dopo l’approvazione del miliardo deciso lo scorso maggio dal governo.

L’ unica possibilità sarebbe rappresentata dal fondo dei contributi ordinari a carico delle aziende che sono gli unici fondi in attivo da cui poter attingere per garantire la tutela necessaria ad alcuni degli esodati di nuova generazione.

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