epa12171960 US President Donald Trump speaks before signing resolutions that block California's rule phasing out gas-powered cars and ending the sale of new ones by 2035, in the East Room of the White House in Washington, DC, USA, 12 June 2025. EPA/ALLISON DINNER
Il presidente americano ironizza sulle minacce del fedelissimo di Putin: “Ha usato la parola con la N. Fatemi sapere se è vero”
Il confronto tra Donald Trump e il vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo Dmitrij Medvedev assume toni sempre più accesi. Il presidente degli Stati Uniti ha pubblicato un post al vetriolo sulla sua piattaforma Truth, attaccando frontalmente il fedelissimo di Vladimir Putin per le sue dichiarazioni sull’uso delle armi nucleari.
«Medvedev ha davvero usato la “parola con la N” (nucleare!) dicendo che lui e altri Paesi fornirebbero testate nucleari all’Iran? L’ha detto davvero o è solo frutto della mia immaginazione? Se è vero, fatemelo sapere subito», ha scritto Trump, sollevando un’ondata di reazioni nel mondo diplomatico.
Il riferimento è a un post pubblicato dallo stesso Medvedev su Telegram, in cui ha commentato gli attacchi aerei americani contro i siti nucleari iraniani affermando che i raid avrebbero causato “danni minimi o nulli” e che l’Iran avrebbe proseguito il suo programma per dotarsi di armi nucleari. Nello stesso intervento, il leader russo avrebbe lasciato intendere la possibilità che “un certo numero di Paesi” possa decidere di fornire testate atomiche a Teheran.
Proseguendo con toni sarcastici, Trump ha poi aggiunto: «La parola con la N non dovrebbe essere usata con leggerezza. Immagino sia per questo che Putin è “il capo”». Un’affermazione che contiene al tempo stesso una critica velata e un riconoscimento della strategia intimidatoria russa.
Secondo numerosi analisti internazionali, le parole di Medvedev sarebbero da inquadrare in un contesto di propaganda politica più che come minaccia concreta. Tuttavia, il solo fatto che si possa alludere pubblicamente alla possibilità di forniture nucleari a un Paese come l’Iran, in pieno contrasto con gli accordi internazionali sulla non proliferazione, rappresenta un segnale allarmante nel clima già teso tra Washington, Mosca e Teheran.
Nel prosieguo del suo messaggio, Trump ha rivendicato anche la potenza dell’arsenale militare statunitense, riferendosi esplicitamente all’attacco aereo del fine settimana. «Se qualcuno pensa che il nostro “hardware” sia stato impressionante, sappia che i nostri sottomarini nucleari sono ancora meglio. Le armi più potenti mai costruite. Hanno appena lanciato 30 Tomahawk e tutti hanno colpito il bersaglio», ha scritto, ringraziando infine “i grandi piloti da combattimento” e l’equipaggio coinvolto nell’operazione.
Il confronto verbale tra i due ex leader internazionali si inserisce in un contesto geopolitico ad altissima tensione, in cui le parole possono avere conseguenze ben più gravi di una semplice schermaglia mediatica.
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