Il campione italiano del tennis piange il figlio Giorgio, scomparso a 59 anni. Dall’ospedale, racconta la fatica fisica e il dolore più grande.
Nicola Pietrangeli, leggenda del tennis italiano, è ricoverato al Policlinico Gemelli di Roma dal 4 luglio, lo stesso giorno in cui ha ricevuto la notizia della scomparsa del figlio Giorgio, il più giovane dei suoi tre figli. Il 91enne ha raccontato con lucidità le sue condizioni attuali e il dolore che sta vivendo: “Sto male. Il dolore per la morte di mio figlio Giorgio si è sovrapposto a una condizione di salute fragile. Sono lucido, però mi sento stanco e debole, soltanto sollevare il braccio mi affatica, la mia voce esce con difficoltà”.
Le difficoltà fisiche per Pietrangeli sono iniziate lo scorso dicembre, a seguito della frattura del femore dopo una caduta. Da allora, il recupero è stato lento e complicato. I suoi due figli maggiori, Filippo e Marco, gli sono attualmente accanto in ospedale, dopo che lo scorso anno aveva perso anche l’ex moglie Susanna Artero.
Giorgio Pietrangeli, scomparso a 59 anni, era stato campione italiano di surf. A differenza del padre, non aveva intrapreso la carriera nel tennis, scegliendo uno stile di vita libero e indipendente. “Sarebbe stato giusto che venissi via io, non il contrario. Giorgio era molto malato. Cosa ricordo di lui? Il suo modo di vivere. Il suo menefreghismo completo, nel senso positivo del termine. Ha avuto la vita che voleva. Ha fatto le sue scelte in libertà”, ha raccontato Pietrangeli.
L’ex capitano della squadra italiana vincitrice della Coppa Davis ha spiegato di sentirsi provato anche psicologicamente: “Cerco di ricacciare indietro il pensiero di Giorgio ma è impossibile. Mi ritorna sempre in mente, come si può immaginare. Parlo per la prima volta con tono rassegnato? È la prima volta che dico la verità”.
Nonostante tutto, Pietrangeli manifesta il desiderio di tornare alla sua vita, per quanto limitata. “Il mio desiderio maggiore in questo momento è rialzarmi in piedi, giusto per sentirmi di nuovo in posizione eretta, senza fare niente di speciale. Da sette mesi sono così, da quando a dicembre mi sono operato al femore. Da allora è stata tutta una serie di complicazioni e di noia. Però voglio tornare a casa, ho ancora tante cose da dire e da fare, da buon chiacchierone. Purché non ci sia sofferenza. Non sarebbe giusto riversarla sugli altri. Detesterei essere di peso”.
This website uses cookies.