Vittorio Feltri esclude la definizione giuridica di genocidio per Gaza e accusa l’Occidente di ignorare la persecuzione dei cristiani nel mondo.
In un intervento diretto e privo di ambiguità, Vittorio Feltri ha affrontato il delicato tema del conflitto in Gaza, negando l’uso del termine “genocidio” in senso tecnico e giuridico, e spostando l’attenzione sull’assenza di reazione da parte dell’Occidente rispetto alle persecuzioni sistematiche contro i cristiani nel mondo.
“La tua domanda è limpida ed essenziale. E io rispondo con altrettanta semplicità: no, non c’è un genocidio in corso a Gaza nel senso giuridico e fattuale del termine”, ha scritto Feltri, distinguendo tra guerra e sterminio programmato. “Genocidio significa sterminio programmatico di un popolo in quanto tale, una cosa diversa da una guerra cruenta”, ha aggiunto, definendo il conflitto in corso come “una rappresaglia militare, sia bene inteso: da condannare, ma da distinguere da una cancellazione etnica o razziale”.
Feltri ha poi spostato il focus sulla reazione selettiva dell’opinione pubblica occidentale: “Mi chiedo perché i popoli occidentali stiano manifestando tale spirito solidale nei confronti dei palestinesi e tacciano invece sui cristiani perseguitati nel mondo”. I dati forniti sono drammatici: 380 milioni di cristiani subiscono gravi persecuzioni per la loro fede, 4.476 uccisi nell’ultimo anno, 7.679 attacchi a chiese, 209.771 profughi religiosi e migliaia di incarcerazioni arbitrarie.
Eppure, secondo il fondatore di Libero, “su tutto questo non sentiamo la parola ‘genocidio’. Nessuna manifestazione, nessuna campagna internazionale, nessun appello virale. Solo silenzio, quando non indifferenza”.
Feltri ha criticato aspramente l’utilizzo strumentale di concetti come “genocidio” da parte dell’informazione e della politica occidentale: “Usiamo termini forti solo quando conviene all’agenda di potere o di protesta”. La sua riflessione si conclude con un interrogativo polemico: “Allora mi domando: siamo equidistanti o stiamo usando due pesi e due misure?”.
Nel passaggio più duro, Feltri definisce la persecuzione dei cristiani come “torture, stupri, massacri quotidiani”, e accusa l’indifferenza generale verso “il gruppo più perseguitato al mondo”, sottolineando l’assenza di mobilitazioni e prese di posizione ufficiali, incluse quelle della Chiesa cattolica.
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