Italia & Dintorni

Vittorio Feltri demolisce le ferie, “Vacanze? Un tempo per tradire, indebitarsi e sudare”

Vittorio Feltri demolisce l’idea della vacanza moderna: “Non è libertà, è ostentazione. Meglio restare a casa che affollare sentieri e spiagge maleodoranti”.

La riflessione di Feltri: “Ho pensato di partire. Poi ho visto le code”

In un lungo sfogo pubblicato nelle scorse ore, Vittorio Feltri affonda con ironia, sarcasmo e amarezza la vacanza estiva, diventata per lui “inutile, scomoda, grottesca”. Il giornalista racconta di aver accarezzato l’idea di concedersi una parentesi con la moglie tra le montagne orobiche, un luogo caro alla coppia, lontano dalla routine milanese. Una pausa di 48 ore per respirare rugiada e silenzi. “Mi figuravo passeggiare all’ombra di un pino”, scrive, ma la visione si è infranta contro l’immagine “mostruosa” delle folle stipate sui sentieri della Val Gardena, con “zaini inguardabili” e volti “paonazzi” in coda per un selfie sul Seceda.

Da lì, la decisione: “Feltri, sei pazzo. Non è più tempo delle vacanze, delle fughe, del dolce partire. La vacanza per definizione è follia”. E rincara la dose: “Quella pausina goffa che chiamiamo ferie si porta appresso il carico di aspettative che quasi mai vengono realizzate”.

“Le ferie? Rovina dell’anima e del portafoglio”

Nella visione di Feltri, il concetto stesso di vacanza è una trappola collettiva. Una messinscena. “Le esibizioni più oscene si fanno in vacanza. Si cornifica la moglie, si scalano montagne inutili, si deturpano monumenti, si percorrono chilometri per vedere posti mai come sulle cartoline”.

Il giornalista sottolinea anche l’aspetto economico della questione: “Taluni si indebitano persino per uno scampolo di viaggio. I prestiti per migrare sulle spiagge sono aumentati del 25% da gennaio. I prezzi altrettanto. Mi dicono che soggiornare su una spiaggia modesta della Riviera romagnola possa costarti 1500 euro al giorno”.

Una spesa che molti affrontano pur di scappare da una vita cittadina che, ironizza, “può attendere”. Ma che spesso peggiora i rapporti: “In ferie si precipita. Si arriva a mal tollerare ogni sospiro del coniuge. A settembre si divorzia. Sopravvivono solo quelli già separati”.

“Oggi le ferie non servono più, nessuno lavora davvero”

Non solo affollamento, costi o fallimento delle aspettative. Per Feltri, la vacanza non ha più alcun senso nemmeno perché il lavoro moderno è una fatica moderata, diluita. “Tutti quelli che conosco hanno la casa in montagna o al mare. Il venerdì chiudono le valigie e spariscono”. E aggiunge: “Il lavorare è un concetto astratto. Si fatica durante l’anno ma con moderazione e la mano ben salda sul freno a mano”.

Non salva nemmeno i viaggi culturali, paragonandoli a una scena esilarante del film Vacanze Intelligenti, in cui Alberto Sordi e la moglie visitano la Biennale di Venezia tra frutta e arte, confondendo una signora sudata per un’installazione.

“Vogliamo sembrare quello che non siamo anche in vacanza. E se possibile peggioriamo”, scrive. L’unica immagine che Feltri salverebbe, alla fine del suo monologo, è un ricordo semplice: “Un giorno di dolce far niente a Guardialfiera, con il sole che scava la campagna e il fiume che solletica le membra”.

Published by
Emanuele Larocca

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