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Nordio: “Niente indulto come fece Prodi, lo Stato non si arrende ai criminali”

Il ministro Carlo Nordio esclude amnistie e liberazioni anticipate: il sovraffollamento carcerario sarà affrontato con riforme e misure alternative.

Sovraffollamento delle carceri, la linea del ministro

Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha chiarito la posizione del governo sul tema del sovraffollamento carcerario, respingendo con decisione l’ipotesi di indulto o liberazioni anticipate.
“Non si farà né indulto né liberazione anticipata, provvedimenti che se motivati dall’esigenza di ridurre il sovraffollamento carcerario, non solo costituiscono una manifestazione di debolezza dello Stato o addirittura di resa, ma sono anche inutili”, ha dichiarato il ministro.

Nordio ha ricordato i dati del passato: “Nel luglio 2006, con il governo Prodi, la popolazione detentiva era di 60.710 detenuti. Con l’indulto ne furono liberati il 36%. Ebbene, tre anni dopo erano arrivati a 63.472, con una crescita costante, e con una recidiva del 48%”.

Le misure alternative e il piano del governo

In un’intervista a L’Economista, supplemento de Il Riformista, Nordio ha illustrato le soluzioni allo studio per affrontare la situazione nelle carceri italiane.
“Noi ora ci stiamo occupando di 10.105 detenuti definitivi, con pena residua sotto i 24 mesi, che possono fruire di misure alternative alla detenzione in carcere. Spetta alla magistratura di sorveglianza decidere, caso per caso, se ne abbiano il diritto, e ora stiamo anche aumentando la pianta organica di questi magistrati, che ringraziamo per l’enorme lavoro che fanno”, ha spiegato.

Il ministro ha aggiunto che il piano di intervento riguarda anche tre ambiti specifici:

  • Carcerazione preventiva, che riguarda oltre 15.000 persone in attesa di condanna definitiva;
  • Detenuti stranieri, circa 20.000, per i quali si punta a trasferimenti nei Paesi d’origine;
  • Tossicodipendenti, per i quali sono stati stanziati 5 milioni di euro annui per il trattamento in custodia attenuata in comunità o strutture accreditate.

Riforma della giustizia e separazione delle carriere

Il ministro ha infine ricordato che la riforma della giustizia, con la separazione delle carriere dei magistrati, è un passaggio fondamentale per garantire l’imparzialità dei giudici:
“Ne uscirà veramente un giudice terzo e imparziale, come è previsto dall’art. 111 della Costituzione. Oggi un cittadino sottoposto a processo non sa che i suoi giudici vengono a loro volta valutati…”, ha sottolineato Nordio, confermando la volontà di procedere con il cambiamento strutturale.

Published by
Claudia De Napoli

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