Feltri critica la decisione della Corte di Lussemburgo sui migranti, sostenendo che spetti ai governi e non ai tribunali stabilire gli Stati sicuri.
La recente decisione della Corte di giustizia europea di Lussemburgo ha suscitato ampio dibattito politico in Italia. La sentenza ha stabilito che il governo non può procedere al respingimento automatico dei migranti provenienti da Paesi considerati non sicuri. Secondo le normative comunitarie, è possibile rimpatriare soltanto chi proviene da Stati definiti “passabilmente sicuri” sul piano del rispetto dei diritti umani, un concetto che lascia spazio a diverse interpretazioni.
Il giornalista Vittorio Feltri, in un editoriale pubblicato su Il Giornale, ha espresso forti critiche alla pronuncia della Corte, sollevando dubbi sulla legittimità di un simile intervento da parte dei giudici europei. “Chi stabilisce se in un Paese si possa vivere senza temere violazioni da parte dello Stato?”, si domanda Feltri, sottolineando che la competenza dovrebbe spettare ai governi nazionali, i soli a possedere informazioni aggiornate grazie a ambasciate e servizi di intelligence.
Secondo Feltri, la decisione rischia di compromettere la sovranità italiana in materia di politica estera, sicurezza e difesa, ambiti che non sono formalmente delegati alle istituzioni di Bruxelles.
L’editorialista evidenzia come la sentenza possa tradursi in una concentrazione di poteri nelle mani della magistratura, spostando di fatto competenze tipicamente governative. “Se il potere decisionale passa ai giudici, a cosa servono i governi?”, osserva Feltri, rimarcando la contraddizione insita nella posizione di chi, tra le file della sinistra, applaude alla pronuncia della Corte.
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