In un lido di Castellaneta Marina, in provincia di Taranto, una 46enne si è opposta alla richiesta di coprirsi: “Il topless non è vietato, è un diritto”
Una giornata al mare si è trasformata in un episodio carico di significati civili per Raffaella, attivista per i diritti e dirigente provinciale di Udine del partito Possibile, che lunedì scorso è stata invitata da un bagnino di un lido attrezzato a Castellaneta Marina, in provincia di Taranto, a coprirsi il seno mentre prendeva il sole in topless. La richiesta, rivolta con tono cortese ma deciso, ha ricevuto una risposta ferma: la donna ha rivendicato il proprio diritto a restare come si trovava, sostenendo che nessuna norma nazionale vieta il topless.
«Sono vent’anni che vado in spiaggia in topless in tutta Italia e non mi era mai successo nulla del genere», ha raccontato. Quel giorno era in spiaggia con la sorella e, dopo un bagno, è stata avvicinata dal bagnino. «Mi ha detto: “Devo chiederle di coprirsi”, senza neanche guardarmi in faccia». Forte della sua esperienza politica e giuridica, Raffaella, studentessa all’ultimo anno di giurisprudenza, ha spiegato di conoscere bene la normativa. «Non esiste alcun divieto nazionale al topless, e dal 1978 non è più considerato un atto contro la pubblica decenza».
“Non esistono divieti, la spiaggia è un bene demaniale”
La discussione si è protratta per qualche istante, con il bagnino che ha cercato di sostenere che trattandosi di un “lido privato” potevano valere regole differenti. La donna ha però ricordato che si tratta comunque di beni demaniali a uso pubblico, per cui non è possibile imporre limiti non previsti dalla legge. Inoltre, ha specificato che nel contratto di prenotazione non figurava alcun regolamento che vietasse il topless.
Alla fine, Raffaella è tornata sotto l’ombrellone senza coprirsi e non ha più ricevuto ulteriori richieste. Tuttavia, ha ammesso di aver vissuto il resto della giornata con disagio: «Non sono più tornata in acqua. Non per paura, ma perché l’episodio mi ha tolto la serenità».
“Sessualizzare il corpo femminile è il vero problema”
La donna ha voluto raccontare pubblicamente l’episodio per sottolineare un problema più ampio. «Negli anni Ottanta vedevo molto più spesso donne in topless. Oggi sembra sparito, e chi lo fa si sente osservata, giudicata». Ha poi aggiunto: «Nessuno ha pensato che potessi essere una persona trans o non binaria. Quel gesto automatico, il chiedermi di coprirmi, è frutto della sessualizzazione del corpo femminile, un riflesso che colpisce solo le donne. A nessun uomo è mai stato chiesto di coprirsi in spiaggia».
Raffaella ha chiarito di non aver violato alcuna norma, né compiuto gesti indecorosi. «Il mio era un gesto consapevole. Non stavo praticando nudismo, ma esercitando un diritto che esiste e va rivendicato. In spiaggia ci si deve poter sentire a proprio agio. Il corpo non va censurato».
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