Il geologo Mario Tozzi ribadisce la sua contrarietà al Ponte sullo Stretto, denunciando carenze negli studi geologici e rischi elevati in caso di terremoto.
Il geologo e divulgatore Mario Tozzi, già nel marzo 2024, aveva definito il Ponte sullo Stretto un’opera “senza senso” in assenza di interventi antisismici sulle aree circostanti. «Non ha tanto senso fare un ponte che unisce, in caso di sisma, due cimiteri. Meglio investire nell’adeguamento antisismico», aveva dichiarato.
Dopo l’approvazione del CIPESS, Tozzi ha ribadito le sue perplessità, sostenendo che un terremoto di magnitudo 6,9 potrebbe compromettere gran parte degli edifici dell’area, rendendo il ponte inutile per la sicurezza dei cittadini: «In caso di terremoto magari il ponte resterebbe in piedi, ma unirebbe due aree piene di morti».
Tozzi denuncia la mancanza di analisi approfondite sul terreno e sulle faglie della zona, compresa quella di Palmi, individuata di recente. «Manca l’unica cosa che avrebbe senso: una relazione ufficiale dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia», spiega, sottolineando l’importanza di rilevazioni dettagliate su affioramenti e fratture.
Il geologo evidenzia inoltre che i piloni del ponte, alti 399 metri, sarebbero posizionati su una costa calabrese tra le più instabili d’Italia, soggetta a scivolamenti gravitativi profondi che potrebbero essere aggravati dalla costruzione.
Secondo il progetto, il Ponte sullo Stretto sarebbe il più lungo a campata unica al mondo e ospiterebbe anche una linea ferroviaria ad alta velocità. Tozzi teme che, come avvenuto nel 1995 in Giappone con il Ponte di Akashi, eventuali imprevisti possano costringere a rimuovere la ferrovia, lasciando solo la viabilità stradale.
Il geologo sottolinea che la fase di costruzione è la più fragile: «Possono cedere le opere di sostegno, i rischi sono alti». Oltre agli aspetti tecnici, Tozzi ricorda che il pedaggio ipotizzato in passato dai privati era di circa 50 euro, molto superiore alle previsioni attuali.
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