Il giornalista denuncia il peso delle incombenze amministrative sui camici bianchi, soprattutto oncologi, e chiede un intervento urgente per liberare tempo clinico.
Vittorio Feltri racconta di avere grande stima per i medici, spesso sottopagati e sfruttati, che dedicano notti e energie alla cura dei pazienti. Ma denuncia un problema che definisce “drammatico”: l’eccesso di burocrazia che sottrae tempo prezioso all’assistenza diretta. Citando un’indagine della Lampada di Aladino Ets e del Cipomo, Feltri sottolinea come gli oncologi dedichino il 41% della giornata a compiti amministrativi, lasciando solo il 59% alla cura effettiva. Compilazioni multiple di documenti, gestione di guasti informatici, inventari e pianificazione appuntamenti diventano la norma, trasformando i medici in segretari, tecnici e archivisti.
Feltri riporta le parole di Davide Petruzzelli, presidente della Lampada di Aladino, secondo cui costringere i medici a svolgere mansioni amministrative sottrae qualità e tempo al malato, oltre a comportare un costo elevato per il sistema sanitario. «Se lo si costringe a compilare quattro volte lo stesso foglio – spiega Petruzzelli – si paga il tempo amministrativo di un professionista specializzato tre volte più di un impiegato». Per Feltri, ciò significa trascurare i pazienti e ridurli a semplici “pratiche da smaltire”, in un Paese che registra circa 400mila nuove diagnosi di tumore ogni anno.
Il giornalista ricorda la sua esperienza personale con il cancro, sottolineando quanto sia decisivo sentirsi al centro dell’attenzione di un medico. Ma avverte che molti rischiano di finire “stritolati da un sistema tiranno di burocrazia vetusta” che rallenta le cure. Anche i medici di base – denuncia – perdono metà del tempo tra cartelle e moduli, riducendo le visite a colloqui di pochi minuti. Feltri chiede che il problema sia affrontato a livello politico, non solo dall’opposizione ma anche dalla maggioranza: “I medici ci sono e sono tra i migliori al mondo. Ma devono stare in trincea, a combattere la malattia, non a firmare scartoffie”.
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