Vittorio Feltri difende le parole di Meghnagi e accusa la sinistra di indignazioni a comando, accusandola di complicità di fronte al crescere dell’antisemitismo.
Le parole di Vittorio Feltri arrivano come una scossa nel dibattito politico. Il giornalista ha commentato la levata di scudi della sinistra contro Walker Meghnagi, presidente della comunità ebraica di Milano, dopo le sue dichiarazioni contro l’antisemitismo. Feltri ha definito prevedibile la reazione dei progressisti italiani, accusandoli di preferire l’indignazione a comando piuttosto che guardarsi allo specchio. “È sempre più facile indignarsi per le parole forti di un leader ebraico che denuncia l’antisemitismo, piuttosto che ammettere la propria ipocrisia”, ha affermato.
Secondo Feltri, la sinistra avrebbe trasformato il politicamente corretto in una religione civile, pronta a scandalizzarsi per la presenza di Meloni e La Russa accanto a Liliana Segre, ma disposta a tollerare i cortei in cui vengono lanciati slogan che negano Israele. “Quello non li disturba. Anzi, spesso lo giustificano con il solito disco rotto: bisogna capire il disagio, è rabbia sociale, non confondiamo antisionismo con antisemitismo”, ha dichiarato, accusando la sinistra di ammiccare e chiudere un occhio.
Feltri ha sottolineato che l’antisemitismo non si manifesta solo con simboli o negazionismo, ma anche attraverso omissioni e silenzi. Quando un politico non condanna apertamente un crimine d’odio contro gli ebrei, ha spiegato, diventa complice. “Il problema non è se Meghnagi abbia usato un’immagine brutale: il problema è che l’antisemitismo serpeggia davvero, e la sinistra, invece di affrontarlo, preferisce puntare il dito contro chi lo denuncia”. Feltri conclude senza mezzi termini: “In certe battaglie non c’è spazio per l’ambiguità. O si sta con gli ebrei, o si sta con chi li odia”.
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