Il giovane condannato per la morte di Gaia e Camilla potrà scontare il resto della pena lavorando in due onlus a Roma. Decisione che scuote le famiglie.
Clamorosa svolta per Pietro Genovese, il ragazzo che la sera del 22 dicembre 2019 travolse e uccise le sedicenni Gaia Von Freymann e Camilla Romagnoli a Corso Francia, a Roma. Condannato a cinque anni e quattro mesi per omicidio stradale, Genovese stava scontando la pena ai domiciliari, ma ora il tribunale di sorveglianza ha accolto la richiesta del suo avvocato concedendogli l’affidamento in prova ai servizi sociali. Una misura alternativa che sarà svolta presso due onlus: una impegnata contro il bullismo e un’altra dedicata al sostegno di persone in condizioni di fragilità. L’ex studente universitario, oggi 27enne, avrà l’obbligo di dimorare a Roma e di rientrare a casa ogni sera. Il giudice ha tenuto conto anche del suo regolare impiego, iniziato da qualche tempo, ritenendolo un elemento positivo nel percorso di reinserimento.
Il 22 dicembre 2019 resta una data che ha segnato in maniera indelebile la città di Roma. Quella sera le due amiche, di soli 16 anni, stavano tornando a casa dopo una pizza quando furono travolte dall’auto di Genovese. Secondo le ricostruzioni, il giovane guidava a circa 90 km/h, ben oltre il limite consentito di 50, e passò con il semaforo rosso. Le due ragazze attraversavano sulle strisce pedonali, con il verde per i pedoni, quando furono investite violentemente. Per Gaia e Camilla non ci fu scampo: morirono sul colpo. Le perizie furono decisive per dimostrare la responsabilità del conducente, che quella notte aveva anche un tasso alcolemico superiore al consentito.
La decisione del tribunale si fonda su più fattori: l’assenza di carichi pendenti, la pena residua ormai inferiore ai quattro anni – condizione necessaria per chiedere la misura alternativa – e il percorso lavorativo intrapreso da Genovese. D’ora in avanti il giovane dovrà prestare servizio in due organizzazioni no profit, rispettando orari e vincoli di rientro. Una decisione che inevitabilmente riaccende il dolore per le famiglie delle vittime, che da anni chiedono giustizia e verità per la morte delle loro figlie, spezzate quella notte sulle strisce di Corso Francia.
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