Il direttore onorario di Libero si scaglia contro i centri sociali: “Fannulloni coccolati dalla sinistra. Finalmente la legalità è tornata a Milano”.
Sul tema dello sgombero del centro sociale Leoncavallo di Milano, Vittorio Feltri non ha usato mezzi termini. In un editoriale ha ribadito la sua “allergia” verso i centri sociali, definendoli “palazzine scialbe abbandonate all’incuria che qualche giovinastro si arroga il diritto di occupare senza averne titolo. Si chiama rubare ed è reato”.
Feltri ha poi aggiunto: “Ancor più se a commetterlo sono quattro fannulloni che vendono birra dozzinale senza pagare il fisco e l’affitto. Io da giovane occupavo una scrivania e lavoravo come un mulo per guadagnarmi il pane. Non mi sarei mai sognato di prendere la casa altrui”.
Secondo il giornalista, se realtà come il Leoncavallo hanno resistito a lungo, è perché “una certa sinistra compiacente glielo concede, convinta che sia più educativo stringere l’occhio a un manipolo di bamboccioni impenitenti che mandarli a casa a studiare”.
Feltri non ha risparmiato attacchi anche alle giunte che negli anni hanno governato Milano: “Le giunte di sinistra, fino al sindaco-ciclista in calzini arcobaleno, hanno coccolato e vezzeggiato il Leoncavallo. Cinquanta anni di occupazione sono un record e una vergogna di cui avremmo fatto volentieri a meno”.
Il direttore onorario di Libero ha ricordato come negli anni il Leonka fosse diventato simbolo di guerriglia urbana e illegalità mascherata da cultura: “Un casermone scialbo e graffitato che propone seratine a tema, ristorante casereccio e festa della cannabis senza pagare un soldo al fisco”.
Commentando l’intervento delle forze dell’ordine, Feltri ha sottolineato di aver “goduto come un matto a sapere dello sgombero. A vedere polizia e carabinieri in tenuta antisommossa avanzare nel deserto di un edificio che si autoproclama centro culturale e in realtà è solo un luogo per fannulloni”.
Secondo il giornalista, i centri sociali “non durano molto perché fare i rivoluzionari logora e l’afflato polemico si esaurisce insieme alla paghetta di papà”. La scena del Leoncavallo vuoto durante lo sgombero è stata per Feltri il simbolo della decadenza di un mito: “Qualche cimice appisolata, un paio di migranti che dormivano, e gli altri tutti in vacanza. Anche la protesta va in ferie”.
Infine, ha bollato come “piagnisteo della sinistra” le reazioni di esponenti come Ilaria Salis, Pierfrancesco Majorino, Lia Quartapelle e dell’Anpi, che hanno accusato il governo Meloni e il ministro Matteo Piantedosi di “atto di forza”. Per Feltri, invece, lo sgombero rappresenta semplicemente “il ritorno della legalità a Milano”.
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