Per Pietro Senaldi il via libera a Roberto Fico in Campania sancisce la resa dei dem ai grillini e la vittoria politica della famiglia De Luca.
Il via libera del Pd alla candidatura di Roberto Fico in Campania ha acceso lo scontro interno ai dem. A innescare la polemica è stato il condirettore di Libero, Pietro Senaldi, ospite a In Onda su La7. Secondo il giornalista, la decisione rappresenta una resa totale del partito nei confronti del Movimento 5 Stelle. Un accordo che, a suo avviso, porta la firma di Piero De Luca, figlio del governatore Vincenzo De Luca e segretario regionale. «Questa è una vittoria di De Luca, il Pd campano non voleva il figlio di Vincenzo come segretario. La Schlein che si era presentata dicendo “fuori i cacicchi dalla Campania”, ora si ritrova con il cacicco e il figlio del cacicco», ha dichiarato Senaldi.
Per Senaldi, la segretaria dem Elly Schlein non avrebbe alcun interesse a contrastare il peso politico di De Luca in Campania. Il suo vero obiettivo sarebbe quello di presentarsi al termine delle Regionali con un campo largo costruito insieme ai 5 Stelle. «Per me è una vittoria totale di De Luca, ma questo a Schlein importa ben poco. Lei alla fine di queste Regionali vuole poter dire: “ho ottenuto il campo largo”. E per farlo ha fatto molti compromessi», ha aggiunto il condirettore. Una lettura che mette in luce la fragilità della leadership di Schlein, costretta – secondo Senaldi – ad accettare logiche territoriali pur di consolidare l’alleanza con i grillini.
Le parole di Senaldi hanno scatenato la conduttrice Marianna Aprile, che ha replicato tirando in ballo il centrodestra: «È come dire che la Meloni si è consegnata alla Lega in Veneto». Ma il giornalista ha ribattuto con fermezza: «Il Pd ha introiettato tutti i programmi dei Cinque Stelle, anche quelli che non corrispondono al Dna dei dem. Io non credo che il prossimo segretario della Lega in Veneto sia il figlio di un onorevole di Fratelli d’Italia». Un confronto che ha reso evidente come la partita campana non sia soltanto un affare regionale, ma anche un segnale politico nazionale sulle future alleanze del centrosinistra.
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