L’ex premier, Prodi, stronca la leader dem con un giudizio lapidario. Confronto impietoso con Giorgia Meloni, che da adolescente intraprese un percorso politico poi coronato a Palazzo Chigi.
La vocazione politica di Giorgia Meloni nacque a soli 15 anni, scossa dalla strage di via d’Amelio in cui perse la vita Paolo Borsellino. Quel trauma adolescenziale spinse la futura premier a impegnarsi, fino a diventare la prima donna presidente del Consiglio nella storia italiana. In trent’anni di carriera, ha attraversato ruoli istituzionali di peso, dalla vicepresidenza della Camera al ministero, fino a Palazzo Chigi.
Un percorso lineare e segnato da convinzioni radicate, che contrasta con quello di Elly Schlein, approdata alla politica più tardi, a 23 anni, sull’onda della campagna elettorale di Barack Obama a Chicago. Di ritorno in Italia, si legò al Partito Democratico di Romano Prodi, di cui fu sostenitrice accesa, fino a mobilitarsi contro i franchi tiratori che nel 2013 affossarono la candidatura dell’ex premier al Quirinale.
L’esperienza americana aveva segnato Schlein, ma fu la delusione per la sconfitta di Prodi alla presidenza della Repubblica a spingerla ad azioni clamorose, come l’occupazione simbolica delle sezioni Pd. Tuttavia, il rapporto politico e ideale con il professore appare oggi incrinato.
A 86 anni, in una recente intervista rilasciata a Repubblica, Prodi ha espresso un giudizio spietato sulla situazione attuale del centrosinistra: “Il centrosinistra che cosa dovrebbe fare in Italia per fermare questa deriva autoritaria, sul modello trumpiano?”. La sua risposta è stata lapidaria: “Esistere, basterebbe esistere”. Un colpo diretto anche alla segretaria dem, da lui implicitamente considerata incapace di incarnare una vera alternativa.
Il giudizio di Prodi ha scatenato malumori tra i sostenitori di Schlein, che la vedono impegnata quotidianamente in piazze, cortei e convegni, senza però riuscire a imprimere una direzione chiara al partito. L’ex premier, con la sua memoria politica da “elefante”, sembra non perdonare la debolezza di una guida che considera evanescente.
Nel frattempo, Giuseppe Conte cerca di proporsi come leader progressista alternativo, puntando su un fronte fluido di “indipendenti”, ma senza una struttura definita. Così, mentre Meloni rafforza la sua posizione sul piano nazionale ed europeo, le opposizioni restano divise, senza una linea comune. Il commento amaro di Prodi suona come una sentenza: per il centrosinistra, prima ancora di proporre idee, la sfida è dimostrare di esistere davvero.
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