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Mangia carne cruda di cinghiale viene contagiato da un batterio che ha invaso il cuore

Un 70enne della Florida ha contratto la brucellosi dopo aver maneggiato carne di cinghiale cruda: il batterio ha invaso cuore e defibrillatore. Salvato dopo anni.

Dalla carne cruda all’infezione

Un raro caso clinico ha coinvolto un uomo di 70 anni della Florida, colpito da una grave infezione batterica di brucellosi contratta nel 2017 dopo aver maneggiato carne e sangue di cinghiale crudi. Solo anni dopo i medici hanno identificato il patogeno responsabile, la Brucella suis, che si era annidata nell’organismo in forma latente.
L’uomo si era presentato in ospedale nel 2019 con febbre ricorrente, dolori e un indurimento della pelle al torace, dove i medici rilevarono anche un accumulo di liquidi. Le prime analisi furono fuorvianti: i campioni biologici rivelarono la presenza di Ochrobactrum anthropi, batterio risultato poi non corretto.

Il batterio annidato nel defibrillatore

Con il tempo i sintomi si aggravarono, costringendo l’uomo a più ricoveri. Dopo la sospensione delle cure antibiotiche, in un ospedale dell’Alabama i medici scoprirono che il defibrillatore impiantato nel torace si era spostato. Gli esami successivi evidenziarono che il dispositivo era stato invaso dal batterio, che aveva raggiunto anche il ventricolo sinistro, la vena succlavia e i tessuti circostanti.
La situazione si presentava estremamente complessa: la brucellosi aveva colonizzato un dispositivo medico, rendendo necessaria la sua completa rimozione. Dopo l’intervento, un nuovo defibrillatore è stato impiantato sul lato opposto del torace.

La diagnosi e la cura definitiva

Il caso è stato descritto da ricercatori del College di Medicina dell’Università della Florida, del Malcom Randall Veterans Affairs Medical Center di Gainesville e dei Centers for Disease Control and Prevention (CDC) di Atlanta. I medici hanno ricostruito che l’infezione ebbe origine quando l’uomo, pastore che viveva con cani e pecore, aveva ricevuto carne cruda di cinghiale da un cacciatore e l’aveva maneggiata senza protezioni.
La diagnosi corretta ha permesso di avviare una terapia antibiotica mirata con doxiciclina e rifampicina per sei settimane, unita alla rimozione del defibrillatore infetto. A tre anni di distanza dal trattamento non è stata rilevata alcuna evidenza clinica di brucellosi.

Published by
Francesco Paolo Antonicelli

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