Bari & Puglia cronaca

Michele Laforgia attacca Decaro: “In Puglia non dobbiamo eleggere un Pontefice”

L’avvocato barese Michele Laforgia critica il metodo seguito dal centrosinistra per la scelta del candidato presidente e punta il dito contro veti, personalismi e mancanza di rinnovamento.

“Mai stato disponibile, le candidature si costruiscono insieme”

Il nome di Michele Laforgia, avvocato e consigliere comunale di Bari, era circolato come possibile alternativa ad Antonio Decaro nella corsa alla presidenza della Regione Puglia. Lui, però, chiarisce subito: «Com’è noto, ho un grande avvenire dietro le spalle. Sarà per questo che con me non ne ha parlato nessuno, e non si è mai visto un candidato a sua insaputa. A parte le battute, non sarei mai stato disponibile, perché sono convinto da sempre che le candidature si costruiscono collegialmente, nel tempo, in modo trasparente, e perché devo rispettare gli impegni che ho preso poco più di un anno fa. Sono stato votato da più di 33mila persone per occuparmi della mia città ed è quello che sto cercando di fare come consigliere comunale, a Bari».

Laforgia ricorda come alle ultime comunali avesse rappresentato un fronte alternativo a quello di Vito Leccese, ottenendo un risultato significativo pur senza vittoria: «Le stesse persone che oggi si sono divise sulle elezioni regionali, un anno e mezzo fa ritenevano divisivo me e individuarono Leccese come candidato sindaco alternativo, nel nome della continuità. Evidentemente, la loro declamata unità non era poi così solida».

“I veti su Vendola? Incomprensibili”

Laforgia non risparmia critiche al metodo seguito per la selezione dei candidati: «I partiti e i leader nazionali hanno un ruolo essenziale, ma il presidente della Puglia non può essere deciso unilateralmente a Roma. E non mi risulta che sia mai stata avviata una discussione pubblica sui possibili candidati alternativi, i cui nomi leggo quotidianamente sui giornali».

Sul tema dei veti, l’avvocato è netto: «Sono stato il primo, mesi fa, a sollevare perplessità sulle candidature di Michele Emiliano e Nichi Vendola, ma per ragioni molto diverse, se non opposte. Puntare sempre sulle stesse persone, dopo vent’anni, non è un buon segnale. Ma i veti sono sempre odiosi e, nel caso di Nichi, anche incomprensibili: come si poteva pensare di inibire la candidatura del presidente di un altro partito, che, oltretutto, è lontano dalla regione da dieci anni? E perché la sua eventuale elezione in consiglio regionale renderebbe meno libero il presidente in carica? In queste settimane ho letto autentiche acrobazie giuridiche per sostenere questa tesi, ma devo confessare che non mi hanno convinto affatto. In Puglia non dobbiamo eleggere un Pontefice, ma il presidente della regione. Che non è assistito dal dogma della infallibilità».

“Discontinuità vuol dire cambiare davvero”

Laforgia individua nella sanità uno dei settori che richiedono un cambiamento radicale: «La discontinuità non si realizza sostituendo l’uomo al comando, ma promuovendo una nuova classe politica e, soprattutto, cambiando le cose che non vanno. In Puglia, nonostante i risultati raggiunti, non sono poche, a iniziare dalla sanità. E a mio parere, la prima discontinuità con il recente passato dovrebbe essere proprio il definitivo superamento dei personalismi e dei leaderismi».

L’avvocato interviene anche sul piano nazionale, evidenziando le divergenze con Decaro in tema di Europa e riarmo: «Sul riarmo e sul ruolo dell’Europa non la pensiamo nello stesso modo. E trovo anche sbagliato che neanche di questo si sia discusso, come se si trattasse di una questione marginale». Poi un monito: «A distanza di due mesi dal voto gli elettori non sanno ancora chi sono i candidati, come la pensano e quali sono le loro proposte per il governo della Puglia. Onestamente, non è un bello spettacolo».

Published by
Lorenzo Costantino

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