Vittorio Feltri ospite di Piero Chiambretti durante la quarta puntata del programma di Rai3 "Donne sull'orlo di una crisi di nervi", Milano, 2 ottobre 2024. ANSA/DANIEL DAL ZENNARO
Vittorio Feltri denuncia la vergogna nazionale delle carceri: sovraffollamento, innocenti dietro le sbarre e stranieri da rimpatriare subito per alleggerire il sistema.
Per Vittorio Feltri il dato è agghiacciante: quasi sessanta suicidi in cella in appena otto mesi. «Un Paese che registra un suicidio ogni tre giorni nelle proprie carceri non può dirsi civile, ma soltanto ipocrita», ha affermato il giornalista. Feltri definisce le carceri lo specchio più sincero dello Stato, sottolineando che «non stiamo punendo il reato, stiamo annientando la persona». Il quadro descritto è quello di celle sovraffollate, con 60.000 detenuti stipati in spazi pensati per 40.000, senza aria, senza finestre, con servizi igienici indegni e assistenza psicologica inesistente. «In queste condizioni il suicidio non è l’eccezione, è l’unica via d’uscita», ha aggiunto, giudicando «vergognoso» chi nega il legame tra sovraffollamento e morti in cella.
Il direttore editoriale ha poi puntato il dito contro l’uso improprio della custodia cautelare, che porta in carcere persone in attesa di giudizio, spesso per reati non violenti e senza pericolo di fuga. «In cella ci finiscono spesso coloro che non rappresentano alcun pericolo per la società», ha denunciato. Secondo Feltri, questo accade mentre «stupratori, ladri seriali e predatori abituali vengono lasciati liberi in nome di un garantismo a corrente alternata». Per lui la linea è chiara: chi commette violenze deve andare in carcere subito, ma chi è indagato per reati minori deve restare fuori fino a sentenza definitiva. «Altrimenti non è giustizia, è accanimento», ha ribadito.
Feltri ha affrontato anche il tema degli stranieri detenuti, che secondo le stime costituirebbero oltre un terzo della popolazione carceraria. «Alcune stime dicono anche il 40% e molti di questi non hanno nemmeno il diritto di stare nel nostro Paese», ha evidenziato. La proposta è netta: «Rimpatriamoli subito, rimandiamoli nei loro Paesi d’origine a scontare la pena. Così si alleggeriscono le carceri, si risparmiano risorse e si rende possibile un vero trattamento rieducativo per chi resta, come previsto dalla Costituzione». Per Feltri la situazione non è più sostenibile: «Se ogni tre giorni qualcuno si ammazza all’interno dei nostri istituti di pena, non è colpa del singolo ma del sistema. È una vergogna nazionale». E conclude: «Non è buonismo, è umanità. Uno Stato che non garantisce la vita ai detenuti è uno Stato fallito».0
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