Italia & Dintorni

La7, Formigli esplode: “Meloni evita il confronto pubblico da 243 giorni”

Corrado Formigli, alla 500esima puntata di Piazzapulita, ricorda i suoi inizi e lancia accuse durissime a Giorgia Meloni: “Democrazia ridotta a un giorno di voto”.

Il divieto per i politici di partecipare a Piazzapulita

Sono passati quasi quattordici anni da quella prima puntata del 15 settembre 2011, con Matteo Renzi ospite in studio e il governo Berlusconi in crisi. Da allora, Corrado Formigli ha condotto 499 puntate di Piazzapulita, affrontando i nodi più complessi della politica italiana. Oggi, alla vigilia della 500esima puntata, denuncia un cambiamento radicale nel rapporto tra governo e stampa. “Non sono partiti, sono caserme”, afferma il giornalista, sottolineando come i divieti imposti da Fratelli d’Italia arrivino fino “all’ultimo consigliere”. Secondo Formigli, l’origine di questa chiusura è nella stessa premier Giorgia Meloni. Gli inviti rivolti a Palazzo Chigi per averla ospite sono stati tutti respinti: “Quando era all’opposizione veniva, brillante e pronta. Ora non viene più per non legittimarci. In compenso querelano: Arianna Meloni ha fatto causa civile a La7, parlando di presunta campagna diffamatoria”.

Meloni, Tg1 e il rischio per la democrazia

Per Formigli il problema va oltre l’assenza della premier dai talk show. “Sono 243 giorni che non tiene una conferenza stampa aperta a tutti: pessimo”, attacca il conduttore. “È intelligente ed energica, ma rifiuta la critica giornalistica. Le piace solo la stampa compiacente, il ruolo ancillare del Tg1 e di Rete 4”. Una scelta che, secondo lui, riduce la democrazia: “Vale solo il giorno in cui si vota. Poi conta solo chi l’ha sostenuta”. Non meno grave, denuncia, è il legame sempre più stretto tra Palazzo Chigi e la Rai: “Il direttore del Tg1 che diventa portavoce della Presidenza del Consiglio è la dimostrazione che il principale telegiornale pubblico è ormai il megafono del governo”.

Da Berlusconi ai cambiamenti della televisione

Nell’intervista a Repubblica, Formigli ha ripercorso anche i momenti difficili della sua carriera. “Con l’editto bulgaro di Berlusconi persi il lavoro”, ricorda. “Mi proposero il Tg3, ma fui bloccato. Iniziai a correre sui kart perché non sapevo che fare. Eppure, Berlusconi rispetto a questi aveva più rispetto dell’informazione. Andò da Santoro e fece il 33% di share”. Oggi la televisione, secondo il giornalista, è radicalmente diversa: “Era emotiva, con il pubblico che applaudiva. Ora l’ho tolto: le cavolate degli ospiti rimbombano di più”. Una carriera iniziata con Michele Santoro, quando portò in studio Loredana Berté dopo la morte di Mia Martini: “Capì che ero determinato e mi fece un bellissimo contratto. Iniziai così a fare l’inviato”. Per Formigli, la televisione resta un mestiere artigianale: “Tiene in vita, ma logora e invecchia”.

Published by
Claudia De Napoli

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