Il leader di Democrazia Sovrana Popolare attacca politicamente corretto e sinistra: “Trump smantellerà il centro woke, la libertà di espressione è un atto rivoluzionario”.
Per Marco Rizzo, storico dirigente politico oggi alla guida di Democrazia Sovrana Popolare, Charlie Kirk è “un eroe”. Intervistato dal Secolo durante la festa di Gioventù Nazionale a Roma, Rizzo ha difeso la figura del giovane leader conservatore americano assassinato, sostenendo che la matrice dell’omicidio sia più ampia di quanto appaia: «Quando ci sono attentati di questo tipo e viene fuori che l’assassino è un pazzo, vuol dire che il complotto è molto più ampio. Io sono convinto che il killer di Charlie Kirk sia stato voluto da uno Stato profondo». Secondo l’ex comunista, l’attacco sarebbe un segnale diretto contro la politica della Casa Bianca: «A luglio del 2024 hanno sparato a Donald Trump e nello stesso anno anche al presidente slovacco Robert Fico. Credere che questi non siano atti intimidatori vuol dire non avere contezza di ciò che sta succedendo».
Nel suo intervento, Rizzo ha criticato duramente il politicamente corretto, indicandolo come uno dei mali dell’Occidente contemporaneo: «È acclamato da chi sostiene la balla del cambiamento climatico. Queste persone sono collegate alla politica woke, che è un centro di comando parallelo del mondo occidentale. Ma adesso sta per essere smantellato proprio dal presidente Trump e questo è un dato molto importante». Una visione che ribalta la narrazione dominante e lega le battaglie culturali a un vero e proprio disegno politico internazionale.
Alla domanda sull’esistenza della sinistra, Rizzo ha risposto senza esitazioni: «No, non esiste più. La sinistra che ho conosciuto io era quella di Enrico Berlinguer davanti ai cancelli della Fiat. Questa “sinistra” è globalista e neoliberista, sta con la Nato e con l’Unione europea». Un paragone amaro che rimanda al passato della sua militanza torinese: «La sede del Partito comunista di Torino, dove sono cresciuto, era in via Chiesa della Salute. Oggi al suo posto c’è l’Unicredit». Infine, sulla libertà di espressione, Rizzo l’ha definita «un atto rivoluzionario», ricordando le battaglie interne che lo hanno contrapposto ai segretari della sinistra italiana: «Ho litigato con Occhetto, Bertinotti, Garavilli e Diliberto. Non sono mai stato disposto ad abbassare la testa. E quando litighi con il segretario perdi il posto. Io non ho mai perso, semmai ho pareggiato».
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