Il 23 settembre la commissione Affari giuridici voterà sulla revoca dell’immunità di Ilaria Salis. Orbán la definisce “terrorista”, Tajani e Donzelli frenano.
Settantadue ore di attesa per Ilaria Salis, che martedì 23 settembre conoscerà il destino della sua immunità parlamentare. La commissione Affari giuridici del Parlamento europeo esaminerà la richiesta avanzata dall’Ungheria di revocarle la protezione acquisita dopo l’elezione a Bruxelles, che nel giugno 2024 le permise di uscire dal carcere di Budapest dopo 15 mesi di detenzione.
A relazionare sarà l’eurodeputato spagnolo del Ppe Adrián Vázquez Lázara: i 25 componenti della commissione voteranno, probabilmente a scrutinio segreto, fornendo un segnale politico in vista della plenaria del 7 ottobre. I numeri parlano chiaro: con 188 seggi, i Popolari europei saranno determinanti. Salis eviterà un nuovo processo solo se almeno un terzo di loro si schiererà con i progressisti o sceglierà l’astensione.
Alla vigilia del voto, il premier ungherese Viktor Orbán è tornato ad attaccare l’eurodeputata di Sinistra Italiana, definendola «terrorista» perché legata al movimento Antifa. Un’accusa durissima, rilanciata dopo che il portavoce governativo Zoltan Kovacs aveva pubblicato sui social le coordinate del carcere di massima sicurezza di Marianosztra.
La reazione italiana non si è fatta attendere. «Non credo che la Salis sia una terrorista» ha dichiarato il ministro degli Esteri Antonio Tajani, aggiungendo che «non mi risulta lo sia». Più sfumato il commento di Giovanni Donzelli (FdI): «Sono contrario alle opinioni di Salis, ma in democrazia anche le idee molto diverse dalle mie devono potersi esprimere».
Dal canto suo, l’eurodeputata ha raccontato le sue paure e le sue speranze: «Sento insieme forte timore ma anche speranza. L’ingiustizia che ho subito è stata un trauma profondo. La prospettiva che questa ferita possa riaprirsi mi fa dormire sonni agitati».
Poi l’affondo contro il governo ungherese: «È ormai più che evidente che in Ungheria non si persegue giustizia, bensì vendetta e propaganda. Un premier che arriva ad accusare una persona innocente fino a prova contraria di essere una “terrorista” si qualifica da sé».
Infine, un messaggio al Parlamento europeo: «Ovviamente sono preoccupata, sarà un voto estremamente delicato. Ma resto fiduciosa che alla fine prevarrà la difesa della mia immunità. Se l’Europa saprà resistere alle pressioni di un regime autoritario, ne uscirà più forte».
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