Dal palco di Pontida Matteo Salvini lancia la mozione contro la guerra, ricorda Umberto Bossi e attacca i leader europei: “Non siamo in guerra contro nessuno”.
Il segretario della Lega, Matteo Salvini, ha aperto il suo intervento dal palco di Pontida con un pensiero a Charlie Kirk, l’attivista trumpiano ucciso a colpi di fucile. “Voglio dedicare un pensiero a colui che è stato colpito come un bersaglio, che lascia una moglie e due bambini”, ha dichiarato, chiedendo un minuto di applausi accompagnato da un video commemorativo. “Kirk, come tutti noi, guardava le persone negli occhi. Non c’erano bianchi o neri, omosessuali o eterosessuali, c’erano uomini e donne, ognuno diverso e unico”. Nel suo discorso, Salvini ha poi rivolto parole di gratitudine al fondatore della Lega: “Fino alla casa di Umberto Bossi arrivi l’abbraccio, l’affetto e la riconoscenza di un popolo in cammino”.
Il leader del Carroccio ha toccato anche i temi di politica estera, partendo dal Medio Oriente: “L’auspicio di due popoli e due stati non è possibile finché i tagliagole islamici di Hamas terranno in ostaggio bambini palestinesi e israeliani”. Ma il passaggio più forte è stato sulla guerra in Ucraina: “Agli amministratori della Lega, sindaci, assessori e consiglieri chiedo di depositare domani una mozione in tutti i Comuni che ricordi che l’Italia è contro la guerra. Non manderemo mai i nostri figli e nipoti a morire in Ucraina. Non siamo in guerra contro nessuno”. Salvini ha accusato alcuni leader europei di “parlare di guerra per nascondere i loro fallimenti”, ribadendo che la Lega non asseconda questa deriva.
“Altri partiti avranno più soldi, amici potenti e tv serventi, ma non hanno voi: voi siete la forza della Lega”, ha detto Salvini, annunciando per il 14 febbraio una grande mobilitazione nazionale: “Ci troveremo in una grande città”. Infine, un passaggio dedicato alla giustizia: “Per decenni i governi hanno chiesto la separazione delle carriere. Oggi ci siamo. Ognuna delle sedi della Lega si trasformerà in comitato per il sì al referendum, per ridare onore ai magistrati che hanno dato la vita, come Livatino, Falcone e Borsellino”. Parole che hanno strappato applausi e chiuso un intervento che ha segnato la linea politica del Carroccio per i prossimi mesi.
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