Clima infuocato a Palazzo di Città dopo le parole del consigliere Giuseppe Carrieri. La maggioranza lascia l’aula: “Frasi razziste e intollerabili”.
Seduta rovente quella di ieri nell’aula Delfino del Consiglio comunale di Bari, quando il consigliere del gruppo Misto-Lega Giuseppe Carrieri ha pronunciato frasi giudicate razziste nel corso di un intervento sulla sicurezza urbana. Durante il question time, che di norma si sviluppa in maniera tecnica, Carrieri ha fatto deragliare il dibattito accusando la maggioranza di “sperperare denaro pubblico per animare piazze occupate da spacciatori e ladri nordafricani”.
Il passaggio più contestato è stato quello in cui il consigliere ha aggiunto che in quei luoghi “i neri molestano i bambini”. Parole che hanno provocato una reazione immediata tra i banchi del centrosinistra. Alcuni consiglieri hanno gridato “vergognati”, altri hanno abbandonato l’aula in segno di protesta, costringendo la seduta a un brusco stop.
Carrieri aveva citato come riferimento un episodio avvenuto domenica 21 settembre a Pane e Pomodoro, dove un giovane egiziano sarebbe stato accusato di aver tentato di molestare una bambina di dieci anni. Da lì il salto logico che ha scatenato la bufera politica.
Il primo a reagire è stato Marco Bronzini del Pd, che ha urlato più volte “vergognati!” rivolgendosi al collega della Lega. L’aula è rapidamente degenerata in un clima di accuse incrociate, con Carrieri che ha replicato: “Dovete vergognarvi voi che non difendete i baresi”.
Pochi minuti dopo, la maggioranza ha messo in atto una protesta collettiva: assessori e consiglieri hanno lasciato i lavori in segno di dissenso. A spiegare il gesto è stato l’assessore alla Legalità Nicola Grasso, che ha dichiarato: “Non possiamo tollerare queste frasi razziste anche per il rispetto della persona alla quale è intitolata quest’aula. Gli assessori si dissociano e lasciano l’aula perché non c’è rispetto nei confronti del decoro che deve avere questo luogo”.
L’aula consiliare è infatti intitolata al magistrato Nicola Dalfino, assassinato dalla mafia nel 2003. “Qui non siamo in una convention trumpiana – ha aggiunto Grasso – ma in un luogo che rappresenta i cittadini baresi, i quali non meritano di assistere all’uso di parole così razziste e volgari”.
Rimasto quasi solo tra i banchi, Giuseppe Carrieri ha provato a difendere le proprie affermazioni, sostenendo di non aver mancato di rispetto a nessuno: “Io non ho offeso nessuno. Ho solo usato termini corretti”, ha replicato. Una giustificazione che non ha smorzato le polemiche, anzi ha ulteriormente alimentato la distanza con gli esponenti della maggioranza, che hanno giudicato le sue parole incompatibili con il ruolo istituzionale.
La seduta, interrotta nel caos, ha segnato uno dei momenti più tesi della consiliatura, riportando al centro del dibattito il tema dei limiti del linguaggio politico e del rispetto del luogo istituzionale.
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