Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha deviato il volo ufficiale per evitare Francia e Spagna, temendo l’arresto per mandato della Corte Penale Internazionale.
Una rotta insolita e carica di significato politico quella compiuta dall’aereo governativo israeliano “Ali di Sion” con a bordo il premier Benjamin Netanyahu. Decollato dall’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv diretto a New York per l’Assemblea Generale dell’ONU, il Boeing 767 ha evitato accuratamente lo spazio aereo di Francia e Spagna, allungando di circa 600 chilometri il percorso. L’aereo ha sorvolato Grecia e Italia, per poi puntare verso lo Stretto di Gibilterra e proseguire sull’Atlantico. Una manovra che ha subito attirato l’attenzione degli esperti di aviazione per la sua natura senza precedenti.
Dal novembre 2024, il leader israeliano è formalmente sotto mandato di cattura emesso dal Tribunale Penale Internazionale dell’Aia, con accuse di crimini di guerra e contro l’umanità legati all’offensiva su Gaza. I 124 Paesi firmatari del Trattato di Roma, tra cui Francia, Spagna e Italia, sarebbero tenuti ad arrestarlo nel caso di atterraggio sul loro territorio. Proprio questo spiega la scelta di evitare i cieli di Parigi e Madrid. In passato la Francia aveva concesso rassicurazioni invocando la presunta “immunità diplomatica” di Netanyahu, ma le relazioni si sono raffreddate dopo che il presidente Emmanuel Macron ha riconosciuto lo Stato di Palestina. Fiducia invece intatta verso Italia e Grecia, dove i governi non hanno mai fatto mancare copertura diplomatica al premier israeliano.
Sul tema è intervenuto Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione Comunista, che ha accusato il governo Meloni di “aver consentito il passaggio del criminale evitando di eseguire il mandato della Corte Penale Internazionale” e di “dimostrare complicità con il genocidio a Gaza”. Un precedente che spaventa Israele era già emerso a febbraio, quando Netanyahu, reduce da un’operazione alla prostata, modificò la rotta per restare vicino alle basi americane in Europa, temendo un atterraggio di emergenza in Paesi che avrebbero potuto arrestarlo. Secondo il giornalista israeliano Anshel Pfeffer, la manovra di ieri è l’ennesima prova di un isolamento diplomatico crescente: “Poche cose illustrano meglio come Netanyahu abbia portato Israele all’isolamento internazionale quanto questa rotta disegnata per evitare i Paesi dove rischia l’arresto”.
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