Verbali desecretati: l’ex membro del Cts Giovanni Rezza denuncia errori gravi nella gestione della pandemia. Bocciata la comunicazione istituzionale, troppe certezze e contraddizioni.
Dai verbali desecretati della commissione d’inchiesta sul Covid emergono critiche pesantissime da parte di Giovanni Rezza, ex membro della task force e del Cts. L’esperto ha definito fallimentare la comunicazione durante l’emergenza sanitaria, sottolineando che né quella istituzionale né quella mediatica hanno funzionato. Rispondendo a una domanda del parlamentare FdI Guido Quintino Liris, Rezza ha ricordato: «Ho fatto una valutazione realistica di quella che era la situazione. Per esempio, non potevo dare livello 5 alla comunicazione, avrò dato livello 1 o 2, forse poteva essere ancora più basso, perché avete visto cos’è stata la comunicazione istituzionale e non durante la pandemia. Credo che non abbiano funzionato né la comunicazione istituzionale, né quella non istituzionale, cioè quella dei talk show e via dicendo».
Secondo l’esperto, anche la stampa e le trasmissioni televisive sono rimaste travolte da un eccesso di informazioni non controllate, contribuendo a creare quella che ha definito un’“infodemia”.
Rezza non ha risparmiato critiche ai colleghi scienziati, accusandoli di essersi presentati come “esperti del dopo”, dispensando certezze che si sono rivelate spesso fallaci. «Credo si siano date sempre troppe certezze e ciò che è stato più difficile è stato comunicare l’incertezza. Quando si comunicano le cose con certezza, in primo luogo si rischia di essere sempre smentiti il giorno dopo; in secondo luogo, c’è il tema di entrare anche in polemica», ha spiegato.
Un approccio che, secondo lui, ha alimentato il clima di sfiducia e le divisioni, fino a rafforzare le narrazioni No Vax. Lo scienziato ha raccontato di aver preferito sempre la mediazione, evitando lo scontro diretto, perfino con chi aveva posizioni contrarie ai vaccini.
Nelle carte emergono critiche dirette anche all’allora premier Giuseppe Conte e al ministro della Salute Roberto Speranza. Rezza ha evidenziato come il piano di comunicazione del rischio fosse gestito in modo improvvisato dall’ufficio stampa politico, anziché da esperti di sanità pubblica. Un sistema fragile che, secondo l’ex dirigente, ha minato la credibilità delle istituzioni.
Il presidente della commissione Marco Lisei ha ricordato che il 21 febbraio 2020 il Cts aveva suggerito misure drastiche, tra cui la quarantena per chi aveva avuto contatti con positivi, l’isolamento per chi rientrava da aree a rischio, un maggiore coinvolgimento di Asl e Protezione civile e la chiusura delle scuole. Nello stesso giorno, però, Conte dichiarava che “la situazione è sotto controllo, l’Italia è un Paese sicuro”. Una comunicazione giudicata da Rezza non solo inopportuna ma gravemente imprudente: «È chiaro che il 21 febbraio, dopo il primo caso autoctono, certamente è bene essere prudenti», ha sottolineato, ribadendo così le responsabilità politiche nella gestione dell’emergenza.
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