Il ministro degli Affari Esteri, Antonio Tajani, durante la conferenza stampa di Forza Italia, Roma, 30 gennaio 2025. ANSA/RICCARDO ANTIMIANI
Antonio Tajani annuncia che Forza Italia voterà a favore della revoca dell’immunità parlamentare a Ilaria Salis. Casapound insorge e lo accusa con striscioni.
La posizione di Antonio Tajani è chiara: «Noi siamo garantisti sempre, ma proprio perché siamo garantisti rispettiamo le regole». Dal palco della festa di Forza Italia a Telese Terme (Benevento), il ministro degli Esteri ha confermato che il partito voterà per la revoca dell’immunità all’europarlamentare Ilaria Salis, ribadendo che i reati contestati risalgono a prima della sua elezione. Le parole di Tajani hanno svelato gli equilibri della commissione Juri (Affari giuridici), che lo scorso 23 settembre aveva respinto la revoca con 13 voti contrari e 12 favorevoli. In quella sede, determinante era stata la spaccatura tra i popolari, con cinque voti a favore della revoca e due contrari, subito bollati dalla Lega come «eurotraditori».
Il prossimo 7 ottobre l’Aula di Strasburgo si esprimerà a maggioranza semplice e il voto sarà decisivo per il futuro di Salis. Intanto, la bocciatura in commissione ha già provocato forti tensioni politiche. La destra, in particolare Lega e Patrioti, ha accusato i popolari di aver ostacolato la revoca. Il caso ha assunto contorni infuocati anche in Italia, dove Casapound ha esposto uno striscione diretto a Tajani: «Tajani antifascista, amico della Salis». Un messaggio chiaro contro la linea dei popolari.
Il leader di Forza Italia ha replicato con fermezza, respingendo attacchi e pressioni. «Siamo fieri di far parte della famiglia del Partito popolare europeo, che garantisce stabilità in Europa molto più dei Conservatori e dei Patrioti», ha dichiarato. E a proposito delle intimidazioni di Casapound ha risposto senza esitazione: «Non mi faccio intimorire, sono abituato a ben altro, né dai loro manifesti né dai loro mandanti. Non so chi siano ma qualche mandante esiste». Parole che confermano la linea dura del vicepremier, intenzionato a sostenere fino in fondo la revoca dell’immunità parlamentare.
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