Dopo le manifestazioni per Gaza, con piazze piene ma adesioni basse nei luoghi di lavoro, il segretario Cgil Maurizio Landini deve decidere la strategia futura.
Le piazze italiane si sono riempite per l’ennesima volta, ma lo sciopero indetto dalla Cgil si è rivelato carico di contraddizioni. La manifestazione, formalmente illegittima e priva di preavviso, ha portato a blocchi autostradali, cancellazioni di voli e treni, università ferme e trasporti in tilt. Migliaia di cittadini hanno subito pesanti disagi senza essere stati informati. I dati ufficiali sull’adesione, almeno nel settore scuola, si fermano al 7,4%, cifra che ridimensiona il peso reale della protesta, distinguendo chi ha sfilato in piazza da chi ha davvero rinunciato a una giornata di stipendio.
Il problema più rilevante per Maurizio Landini non è tanto l’immagine di piazze gremite, quanto la mancanza di un bersaglio politico definito. Tradizionalmente i sindacati hanno sempre avuto un interlocutore preciso: governo, imprenditori, istituzioni. In questo caso, invece, il messaggio si disperde. Con chi se la prende la Cgil? Con Netanyahu? Con Meloni, accusata solo di toni troppo duri? Con un governo che, a differenza di molti altri Paesi, ha inviato navi militari per proteggere la Flotilla e ha espresso un riconoscimento “condizionato” dello Stato di Palestina? Una posizione, quella dell’esecutivo, criticabile ma legittima e condivisa da altri Stati europei come la Germania, senza dimenticare che persino gli Stati Uniti, con Biden come con Trump, non hanno mai riconosciuto la Palestina.
Il vero nodo è politico. Dopo il fallimento dei referendum sul lavoro dello scorso giugno, il leader Cgil sembra alla ricerca di una nuova centralità. Insegue i Cobas, che con lo sciopero del 22 settembre hanno raccolto adesioni significative, e tenta di cavalcare la rabbia popolare per i massacri di Gaza, ponendosi come voce unica della sinistra radicale. Una scelta che però rischia di allontanare la Cgil dalle sue battaglie storiche: sicurezza sul lavoro, caro vita, crisi industriale, sanità pubblica. Temi che toccano da vicino i lavoratori, ma che negli ultimi mesi sono passati in secondo piano rispetto alla questione internazionale. Ora resta da capire se Landini continuerà sulla strada della protesta a oltranza o se proverà a riportare l’azione sindacale su terreni più concreti, evitando di trasformare lo sciopero in un’arma di scontro politico.
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