Cortei, blocchi stradali e tangenziali paralizzate da Milano a Bologna. Maurizio Landini trasforma lo sciopero in un danno miliardario, senza avvicinare di un passo la pace a Gaza.
Ieri il segretario della Cgil, Maurizio Landini, ha guidato manifestazioni che hanno paralizzato tratti strategici come le tangenziali di Milano e Bologna, arrivando persino a bloccare i binari ferroviari con blocchi di cemento. Una protesta che, più che colpire i responsabili del conflitto in Medio Oriente, ha finito per punire gli automobilisti, i pendolari e le imprese italiane. La domanda resta inevasa: cosa c’entrano i disagi sulle strade italiane con il destino dei palestinesi a migliaia di chilometri di distanza? Nessun effetto sulla politica internazionale, ma un impatto pesantissimo sui cittadini: secondo le prime stime, la giornata di mobilitazione è costata quasi un miliardo di euro al sistema Paese. Risorse bruciate sull’altare della protesta sindacale, non certo della pace.
Mentre Landini parlava di pace, in piazza si udivano slogan e cartelli tutt’altro che pacifici. Espressioni come “Meloni, Tajani e Salvini farete la fine di Mussolini” hanno riportato alla memoria i fantasmi peggiori della violenza politica, alimentando un clima di odio. Una contraddizione evidente: cortei che si autodefiniscono “per la pace” ma che finiscono per trasformarsi in manifestazioni di rabbia e intimidazione. La memoria storica aggiunge ironia amara al quadro: l’Italia fascista, negli anni ’30, finanziò con 138.000 sterline il Gran Muftì di Gerusalemme, leader della rivolta palestinese contro la Gran Bretagna e contro l’immigrazione ebraica. Un passato che stride con gli slogan odierni, gridati da chi vorrebbe reintrodurre discriminazioni e limitazioni agli ebrei in Italia.
La lezione storica resta chiara: essere antifascisti, oggi, significa fare esattamente il contrario di ciò che il fascismo praticava. Significa difendere il diritto degli ebrei a circolare liberamente con la kippah, permettere alla nazionale israeliana di giocare in Italia, garantire la libertà di parola e di studio agli studenti ebrei nelle università. Significa, soprattutto, non schierarsi con Hamas, che ha fatto del terrorismo il proprio linguaggio. Per questo, gli scioperi di Landini non solo hanno prodotto danni economici enormi, ma hanno anche consegnato un messaggio confuso: paralizzare l’Italia non avvicina la pace, e trasformare la rabbia in slogan d’odio rischia di allontanarla ancora di più.
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