Vittorio Feltri ospite di Piero Chiambretti durante la quarta puntata del programma di Rai3 "Donne sull'orlo di una crisi di nervi", Milano, 2 ottobre 2024. ANSA/DANIEL DAL ZENNARO
Le parole di Vittorio Feltri scuotono il dibattito: “I cortei pro-Gaza non cercano la pace, ma il caos. È terrorismo urbano travestito da idealismo”.
Le ultime dichiarazioni di Vittorio Feltri non lasciano spazio a interpretazioni: per il giornalista e scrittore, ciò che sta accadendo nelle piazze italiane “non è solidarietà né protesta civile, ma aggressione diretta contro lo Stato e le sue istituzioni”. L’analisi è durissima: “Gli obiettivi effettivi non sono Gaza né i bambini. Quando la guerra ha trovato un cessate il fuoco, quando gli ostaggi sono stati liberati, questi cortei non si sono dissolti, anzi, hanno intensificato la violenza”.
Secondo Feltri, la Palestina è diventata un pretesto per colpire l’autorità: “La polizia è l’anello debole della catena dello Stato. Chi sceglie di colpire gli agenti lo fa perché sa che è un modo per delegittimare chi protegge la convivenza civile”. Parole che descrivono una trasformazione ideologica profonda, dove la protesta diventa ribellione travestita da idealismo.
Feltri spiega che ogni gesto violento contro le forze dell’ordine ha un significato politico e simbolico: “Chi la compie vuole mostrare che può farlo. Questi movimenti non cercano la pace: cercano il caos, cercano l’usurpazione del terreno politico, cercano la distruzione dell’autorità”.
Per il fondatore di Libero, la violenza non è più una conseguenza ma un fine, un mezzo per mostrare potere e generare disordine. “È violenza ideologica camuffata con il pietismo. Sono questi i nuovi sovversivi, i nuovi terroristi”, dichiara. Il giornalista denuncia anche l’ipocrisia istituzionale: “Quando un manifestante violento colpisce, le istituzioni cercano attenuanti. Quando un agente reagisce, scoppia l’indignazione nazionale. Questo doppio standard alimenta la ferocia”.
Per Vittorio Feltri, la violenza urbana va chiamata con il suo nome: “Terrorismo urbano, sovversione, assalto allo Stato. La Palestina in tutto questo è solo una scusa”. L’editorialista invita a smascherare chi usa la guerra come copertura ideologica: “Questi movimenti non cercano la pace, ma la destabilizzazione dell’ordine democratico”.
Feltri avverte che se si continuerà a trattare tali episodi come semplici manifestazioni, presto si trasformeranno in una minaccia reale per la democrazia italiana. “Direi che qui ci vuole il pugno duro”, conclude, sintetizzando una posizione che chiama alla responsabilità politica e alla difesa dell’autorità dello Stato.
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