Il deputato di Europa Verde, Aboubakar Soumahoro, durante la commemorazione dell'ex ministro e onorevole Roberto Maroni nell'aula di Montecitorio, Roma, 23 novembre 2022. ANSA/RICCARDO ANTIMIANI
Da paladino dell’accoglienza a sostenitore del “diritto di restare”: Aboubakar Soumahoro sorprende tutti e rilancia un evento in linea con la strategia del governo.
Nuova giravolta di Aboubakar Soumahoro, il deputato che negli ultimi anni si era imposto come simbolo della battaglia per l’accoglienza senza condizioni. Oggi, invece, il parlamentare torna alla ribalta con un messaggio radicalmente diverso. L’occasione è una kermesse dal titolo emblematico: “Diritto di restare e di rientro: opportunità per Italia e Africa”. Un cambio di rotta netto, che sorprende anche molti tra i suoi sostenitori.
Senza dirlo esplicitamente, Soumahoro sembra ora abbracciare la stessa linea sostenuta dalla premier Giorgia Meloni e dal centrodestra: aiutare i migranti nei Paesi d’origine, favorendo sviluppo e stabilità per evitare le partenze di massa. Una visione opposta a quella che lo aveva reso celebre negli anni dei porti aperti e delle manifestazioni contro le politiche di contenimento dei flussi migratori.
Il concetto di “diritto di restare” è ormai diventato il pilastro del piano migratorio del governo Meloni: sostenere le popolazioni africane direttamente sul territorio, promuovendo istruzione, lavoro e infrastrutture, invece di incentivare i viaggi verso l’Europa.
L’evento organizzato da Soumahoro sembra sposare questa impostazione, presentandola come “un’opportunità reciproca per Italia e Africa”. Il deputato, dunque, si muove oggi su un terreno politico molto diverso da quello che occupava in passato, tanto da essere definito ironicamente da alcuni ex alleati “il nuovo ambasciatore del piano Mattei”.
Per un esponente che per anni ha accusato la destra di chiusura e xenofobia, si tratta di una metamorfosi politica che non passa inosservata: la narrazione dell’accoglienza incondizionata lascia il posto a quella della responsabilità condivisa tra Europa e Paesi africani.
Le reazioni non si sono fatte attendere. A sinistra c’è chi parla di “tradimento ideale”, accusando Soumahoro di essersi piegato alla logica del governo pur di recuperare visibilità politica dopo mesi di silenzio. Dall’altra parte, nel centrodestra, qualcuno accoglie la notizia con sarcasmo: «Meglio tardi che mai», commentano alcuni parlamentari vicini a FdI, sottolineando come “anche chi predicava l’accoglienza senza limiti si stia rendendo conto che la soluzione è aiutare i Paesi d’origine”.
Fatto sta che, con questa mossa, Soumahoro tenta di riposizionarsi nel dibattito pubblico, cercando di presentarsi come ponte tra due visioni opposte dell’immigrazione. Una strategia rischiosa, ma anche rivelatrice di come il tema migratorio stia ridisegnando le linee di confine della politica italiana.
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