Per l’ex presidente della Camera, il termine “cortigiana” usato da Landini non era un insulto sessista, ma un riferimento politico al rapporto tra Meloni e Trump.
Secondo Laura Boldrini, l’uscita di Maurizio Landini che ha definito Giorgia Meloni “cortigiana” sarebbe stata «un grande equivoco». L’ex presidente della Camera spiega che «al maschile il termine “cortigiano” ha un significato politico e neutro, mentre al femminile “cortigiana” assume un senso completamente diverso».
Boldrini ritiene che il segretario della Cgil volesse in realtà riferirsi al fatto che la premier italiana «fa parte della corte politica di Donald Trump», usando quindi il termine in senso maschile e non con il suo significato offensivo. «Ascoltando per intero l’intervento di Landini – precisa – è chiaro che il suo intento non era insultare la presidente del Consiglio, ma sottolineare una subalternità politica».
L’ex presidente della Camera invita dunque a evitare strumentalizzazioni: «Bisogna ascoltare il discorso per intero, altrimenti si rischia di usarlo in modo strumentale».
Per Boldrini «non penso ci sia stato un intento di offendere in modo sessista la presidente Meloni, ma una considerazione politica». A suo avviso, il leader della Cgil voleva evidenziare che la premier «è politicamente subalterna a Trump», in particolare rispetto al piano dell’ex presidente americano per Gaza.
Secondo la deputata, la reazione della maggioranza è eccessiva: «Mi sembra una forzatura, escludo che Landini volesse far riferimento al significato di prostituta. Ha semplicemente usato la parola sbagliata». Poi aggiunge: «La maggioranza fa vittimismo per nascondere la propria debolezza in politica estera».
Boldrini ricostruisce il senso del ragionamento del segretario sindacale: «Landini intendeva dire che la premier, specie sul piano Trump per Gaza, ha avuto un ruolo subalterno rispetto al presidente Usa. Meloni, essendo una sua alleata, prima di prendere posizione in politica estera tende ad aspettare le decisioni di Trump per poi allinearsi, anche se parzialmente».
Sul tema del riconoscimento dello Stato di Palestina, Boldrini attacca ancora la prudenza del governo. «Sì, nei tempi e nelle modalità non vuole mai far dispiacere Trump – afferma – ma capisce anche che non può ignorare le richieste di milioni di italiane e italiani scesi in piazza contro il genocidio».
L’ex presidente della Camera sottolinea che «sono 154 i Paesi che hanno riconosciuto lo Stato di Palestina» e giudica «ridicolo un riconoscimento parziale, perché uno Stato o si riconosce o non si riconosce». Poi accusa: «Il governo italiano dice di volerlo riconoscere solo a condizione che non ci sia Hamas, ma Hamas non ha mai voluto lo Stato di Palestina. Così come non lo ha mai voluto Benjamin Netanyahu».
Le parole di Boldrini cercano così di spostare l’attenzione dal linguaggio usato da Landini al contenuto politico del dibattito: la distanza crescente tra l’Italia di Meloni e l’equilibrio diplomatico nel contesto mediorientale.
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