Barbara Hary denuncia condizioni drammatiche di Vittorio Sgarbi e chiede aiuto alla sorella Elisabetta per riportarlo a Ferrara prima che sia troppo tardi.
Come sta davvero Vittorio Sgarbi? Le parole di Barbara Hary
“Sta male, sta molto male. Non è vero che sta guarendo. Bisogna far subito qualcosa per salvarlo”. A parlare è Barbara Hary, ex compagna di Vittorio Sgarbi e madre della loro figlia Evelina, che in un’intervista ha raccontato la sua angoscia per le condizioni del critico d’arte. Secondo la donna, le recenti apparizioni pubbliche del 73enne – come quella al seggio di San Severino Marche – non mostrano la realtà: “Doveva andare ad Arpino per un’inaugurazione, ma nessuno lo ha visto. Semplicemente non ce la fa”, ha detto Hary.
Negli ultimi mesi Sgarbi ha attraversato un periodo di forte fragilità fisica e mentale, dopo vari ricoveri legati a problemi di salute, tra cui un intervento al cuore e una grave depressione. Nonostante alcune foto sui social lo ritraggano sorridente, la ex compagna sostiene il contrario: “Si vede che è stravolto, in uno stato pietoso. In un altro scatto che ha mia figlia sembra uno spettro”.
Il racconto della figlia Evelina: “È irriconoscibile, sembra un uomo di 100 anni”
Secondo quanto riferito da Barbara Hary, i contatti tra Sgarbi e la figlia si sarebbero interrotti nel corso del 2024. “Dal 2024 gli incontri si sono diradati. A settembre Evelina mi disse che era dimagrito tantissimo, faceva impressione. Poi a novembre lo ha rivisto a Milano e Ferrara, ma dopo un malore lo hanno portato via a Lugano. Da allora non lo ha più potuto vedere”, racconta Hary.
L’ultimo incontro risalirebbe a marzo, quando la figlia è riuscita a fargli visita al Gemelli. “Mi ha mandato un messaggio con una foto agghiacciante. Pesava 47 chili, da 95 che era. Mi ha scritto: ‘Sicuramente morirà, messo com’è’. Era in stato comatoso, irriconoscibile. Sembra un uomo di 100 anni”.
La donna riferisce che la compagna di Sgarbi, Sabrina Colle, avrebbe giustificato la situazione dicendo che lui “non voleva mangiare” e avrebbe raccomandato alla figlia il silenzio: “Questa situazione è segretissima, a te e a tua madre non deve scappare niente”.
L’udienza per l’amministratore di sostegno e l’appello alla sorella Elisabetta
Le difficoltà nel ricevere informazioni sulle condizioni del critico hanno spinto Barbara Hary e Evelina a rivolgersi a un avvocato per chiedere la nomina di un amministratore di sostegno. “Abbiamo chiamato un dirigente del Gemelli, ma ci hanno detto che solo Sabrina Colle può essere informata. Non chiediamo un tutore, ma chiarezza”. L’udienza per la nomina è fissata per il 28 ottobre a Roma.
Da qui l’appello diretto alla sorella Elisabetta Sgarbi: “La prego di trasferirlo a Ro Ferrarese, nella sua casa. A Roma è chiuso, non vede nessuno, circondato da persone che lo tengono isolato. Solo la sorella può salvarlo. È molto legato a lei. Questa potrebbe essere la sua salvezza”.
Secondo Hary, le condizioni di Sgarbi sarebbero aggravate anche dal contesto in cui vive: “Ha molte patologie, oltre a una feroce depressione. Temo che non abbia ricevuto cure adeguate e che restare chiuso nella casa di Roma non lo aiuti”.
La depressione dopo l’uscita dal governo
Lo stesso Vittorio Sgarbi, in una recente intervista ad Aldo Cazzullo, aveva raccontato il crollo psicologico seguito alle dimissioni dal governo e all’isolamento politico. “La politica dimentica. Ho subìto un’ingiustizia che mi ha pesato moltissimo”, aveva dichiarato. Dopo mesi lontano dai riflettori, Sgarbi ha ammesso di aver perso ogni desiderio di vivere: “Non avevo più voglia di vivere. Ho cominciato a rifiutare il cibo. Anche solo vederlo mi repelleva”.
Il critico d’arte ha ricordato i momenti più duri del ricovero: “Ero molto debole, pesavo 59 chili. Adesso sono 71. Ho rischiato di morire, ma non ho avuto paura”. Ha poi ringraziato Sabrina Colle: “Mi ha salvato la vita con il suo amore. E adesso la sposo”. Dopo le cure, ha trascorso alcune settimane di riposo in Versilia con la sorella Elisabetta, che – racconta – “mi portava nei migliori ristoranti pur di farmi mangiare qualcosa”.
Nonostante qualche segnale di ripresa, le parole di Barbara Hary riaccendono l’allarme sulle reali condizioni del critico e sul suo fragile equilibrio, segnato da malattia, isolamento e depressione.
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