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Beffa pensioni: promessi 20 euro, ne arriveranno meno di 4. Dal 2027 si andrà in pensione più tardi

Gli aumenti reali per i pensionati saranno di soli 3,74 euro al mese. Dal 2027 l’età pensionabile salirà a 67 anni e un mese. Addio a Quota 103 e Opzione donna.

Aumenti irrisori: da 20 euro promessi a meno di 4 effettivi

La tanto annunciata “boccata d’ossigeno” per i pensionati si è rivelata una beffa. L’aumento delle pensioni minime nel 2025 sarà infatti di soli 3,74 euro al mese, e non di 20 come promesso dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti dopo l’approvazione della manovra.
Il motivo sta nel calcolo dell’inflazione, stimata intorno all’1,5%, e nella mini-maggiorazione già prevista dalla legge di bilancio 2024, pari all’1,3%. In pratica, l’assegno minimo passerà da 616,67 euro a 620,41 euro, un incremento quasi simbolico.
Va leggermente meglio per gli assegni sociali maggiorati, riservati agli over 70 con redditi bassi: l’aumento reale sarà di circa 12 euro mensili, grazie anche al rialzo di 260 euro del limite di reddito per richiederli. Tuttavia, la misura – che coinvolge circa 3,5 milioni di pensionati – si traduce, di fatto, in un miglioramento quasi impercettibile per milioni di italiani.

Dal 2027 in pensione a 67 anni e un mese

Sul fronte dell’età pensionabile, la manovra segna un altro punto dolente. Dal 1° gennaio 2027 si andrà in pensione più tardi: a 67 anni e un mese, oppure con 42 anni e 11 mesi di contributi (uno in meno per le donne).
L’aumento, legato alla speranza di vita calcolata dall’Istat, fa saltare la promessa del governo di bloccare l’automatismo. Nel biennio 2027-2028 l’età salirà di tre mesi, per poi raggiungere 67 anni e cinque mesi nel 2029, se le stime Istat saranno confermate.
Un ritocco che, pur giustificato dalla logica dei conti pubblici, rischia di pesare soprattutto su chi svolge lavori fisicamente usuranti e contava su un’uscita anticipata.

Cancellate Quota 103 e Opzione donna, si salva solo l’Ape sociale

La nuova legge di bilancio dice addio a Quota 103 e Opzione donna, le due principali vie di pensionamento anticipato ancora in vigore.
La prima consentiva di lasciare il lavoro con 62 anni d’età e 41 di contributi, la seconda permetteva alle lavoratrici di andare in pensione a 60 anni (con penalizzazioni), previa specifica verifica dei requisiti. Entrambe vengono abolite dal 2027, mentre l’Ape sociale resterà ma con criteri più rigidi.
L’esonero dall’aumento dell’età pensionabile riguarderà meno dell’1% dei lavoratori: circa 7-8 mila persone che svolgono mansioni “gravose” o “usuranti” (come operai edili, infermieri, addetti ai rifiuti e turnisti notturni).
Fuori dal blocco restano invece disoccupati di lungo corso, caregiver, invalidi e lavoratori precoci non gravosi, molti dei quali rischiano un vuoto contributivo di almeno un mese.
Nessun segnale di ripensamento arriva dal governo, anche se in Parlamento non si escludono emendamenti per correggere una riforma che, ancora una volta, lascia scontenti i pensionati italiani.

Published by
Emanuele Larocca

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