La premier risponde in Senato alle accuse delle opposizioni sulla libertà di stampa: “Nel 2022 eravamo più in basso, oggi l’Italia ha risalito nove posizioni”.
Durante la replica in Senato alla discussione generale, la premier Giorgia Meloni ha risposto con fermezza alle accuse delle opposizioni sulla presunta compressione della libertà di stampa sotto i governi di centrodestra. Il riferimento è al caso Sigfrido Ranucci, conduttore di Report, al centro delle polemiche per un’indagine giudiziaria.
“Non ricordo mobilitazioni quando il direttore del Giornale fu arrestato in redazione o quando Tommaso Cerno ricevette minacce di morte”, ha dichiarato Meloni, evidenziando una presunta doppia morale da parte dei partiti di opposizione. “Non voglio tornare ai tempi di Beppe Grillo e del tribunale del popolo, ma è bene ricordare che il Movimento 5 Stelle, che oggi si erge a difensore della libertà di informazione, ieri compilava le liste di proscrizione dei giornalisti”.
La premier ha poi rivendicato i risultati raggiunti dal governo sul fronte della trasparenza e della reputazione internazionale della stampa italiana: “Oggi rispetto al 2022 abbiamo risalito nove posizioni negli indici sulla libertà di stampa”, ha ricordato Meloni, in riferimento ai dati diffusi da Reporters Sans Frontières.
“Questo significa – ha aggiunto – che l’Italia è più rispettata e più credibile, anche nel modo in cui garantisce l’indipendenza dell’informazione. Chi parla di censura, lo fa per pura propaganda politica”.
Il suo intervento ha suscitato reazioni contrastanti in Aula: da un lato gli applausi dei senatori di centrodestra, dall’altro le contestazioni dei banchi dell’opposizione, soprattutto del Partito Democratico e del Movimento 5 Stelle, che accusano l’esecutivo di “delegittimare la stampa critica”.
Meloni ha concluso la sua replica con un duro affondo politico: “La sinistra e il Movimento 5 Stelle predicano libertà di informazione, ma la difendono solo quando serve ai loro interessi. Quando a essere colpiti erano giornalisti non allineati, non ho visto nessuno di loro protestare. La libertà non è una bandiera da agitare a intermittenza, ma un principio che vale per tutti”.
Infine, la premier ha invitato a evitare “strumentalizzazioni” e a concentrarsi sul rafforzamento delle tutele per chi lavora nel giornalismo. “Non accetto lezioni da chi, in passato, ha tentato di trasformare il dissenso in reato. Noi difendiamo il diritto di tutti a informare, anche di chi non la pensa come noi”.
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