Vittorio Feltri al Circolo Canottieri Aniene durante la presentazione del libro ''Com'era bello l'inizio della fine - I grandi incontri della mia vita', Roma 16 Maggio 2022. ANSA/GIUSEPPE LAMI.
Il direttore del Giornale denuncia l’ipocrisia del progressismo italiano: “Chi si dice antifascista è spesso il primo a giustificare l’odio antiebraico”.
Nel suo consueto spazio di risposte ai lettori su Il Giornale, Vittorio Feltri ha lanciato un’accusa pesante: secondo il direttore, l’antisemitismo oggi si annida soprattutto nella sinistra italiana, quella che ama definirsi “antifascista” ma che, nei fatti, si troverebbe al centro di un preoccupante paradosso.
“Mentre molti puntano il dito contro la maggioranza di centrodestra per razzismo e fascismo – scrive Feltri – capita che i veri atti di antisemitismo, la forma più subdola e antica dell’odio, vengano commessi proprio da chi si dice vittima o difensore delle minoranze”.
A sostegno della sua tesi, Feltri cita numeri precisi: “Nel 2023 sono stati registrati circa 454 episodi documentati di antisemitismo; nel 2024 il dato è salito a 877, e nel 2025 saranno ancora di più. Se consideriamo che la comunità ebraica italiana conta appena 25-30mila persone, si tratta di un attacco sistematico contro un’intera identità.”
Per Feltri, gli esempi sono sotto gli occhi di tutti: i cortei pro Palestina dove sventolano bandiere di Hamas, le pietre d’inciampo vandalizzate, le manifestazioni universitarie che boicottano i rapporti con atenei israeliani. E, soprattutto, il silenzio – o la complicità – di alcuni leader della sinistra.
“Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli – scrive Feltri – fanno finta di nulla, partecipano a marce ProPal anche dietro lo striscione ‘Palestina libera dal fiume al mare’, slogan che auspica la cancellazione fisica di Israele”.
Il giornalista ricorda anche il caso di Lele Fiano, zittito all’università di Venezia per aver ricordato il valore della memoria ebraica, come simbolo di un clima di crescente intolleranza nei confronti di chi difende Israele o denuncia l’odio antiebraico.
Secondo Feltri, la deriva non è soltanto politica ma profondamente culturale. “Esiste un’affinità pericolosa tra certe correnti ideologiche di sinistra e atteggiamenti che camuffano l’odio antiebraico sotto la maschera dell’impegno civile”, spiega.
A suo avviso, il problema non riguarda più le frange estremiste, ma una parte consistente del pensiero progressista, che confonde la solidarietà con la faziosità e la difesa dei diritti con la giustificazione dell’odio.
“Siamo di fronte a una crisi valoriale profonda – ammonisce Feltri –. Una società che non riconosce la differenza tra libertà e sottomissione, che confonde geopolitica e razzismo e salva solo le vittime accettabili, è una società che smette di proteggere se stessa.”
Infine, un monito: “Se non difendiamo gli ebrei, non difendiamo nessuno. Gli ebrei, storicamente le prime vittime di ogni sterminio, sono ancora oggi il campanello d’allarme della civiltà occidentale.”
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