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“Chi non salta è comunista”: bufera tv su Meloni a Otto e mezzo, Gruber “Disastro culturale”

A Otto e mezzo si accende lo scontro dopo il video della premier Giorgia Meloni che salta sul palco a Napoli tra le polemiche e le critiche degli ospiti.

Il caso del coro e la condanna in tv

La puntata di Otto e mezzo si è aperta con un giudizio netto da parte di Lilli Gruber, che ha definito quello della premier Giorgia Meloni “un gesto non da presidente del Consiglio e non da politico serio”, riferendosi al coro “Chi non salta è comunista è” intonato durante il comizio di Napoli insieme al candidato governatore Edmondo Cirielli.
Appena la conduttrice introduce il tema, il giornalista Andrea Scanzi reagisce con una smorfia eloquente, segnale di una forte disapprovazione. Il parterre, composto anche da Mariolina Sattanino, Alessandro De Angelis e dal musicista Manuel Agnelli, si mostra subito critico nei confronti della premier. “A un certo punto al grido di Chi non salta comunista è zompettava su un palco… Questo evidentemente piace al suo elettorato”, osserva Gruber, trovando pieno accordo negli ospiti presenti.

Le critiche degli ospiti in studio

Il dibattito si concentra sulla scelta della premier di partecipare al coro durante l’evento elettorale. Scanzi e Sattanino condividono la posizione della conduttrice, giudicando il gesto inadatto al ruolo istituzionale ricoperto.
A prendere la parola è poi Manuel Agnelli, leader degli Afterhours, chiamato a commentare i tre anni del governo Meloni. Alla domanda di Gruber, risponde in modo diretto: “No, da nessun punto di vista”. Il musicista critica soprattutto la gestione della cultura: “In campo culturale è un vero disastro, i tagli al cinema hanno provocato una situazione tremenda. Nella musica va ancora peggio”.

Il dibattito politico intorno al comizio di Napoli

Il coro della premier durante il comizio di Napoli continua a dividere il dibattito pubblico. L’episodio ha generato reazioni opposte tra sostenitori e oppositori. A Otto e mezzo, la conduttrice e gli ospiti hanno interpretato quel momento come un simbolo di leggerezza istituzionale e come una scelta comunicativa rivolta principalmente alla base elettorale. Il caso continua a suscitare discussione nella fase pre-elettorale, alimentando un confronto intenso sul linguaggio utilizzato dai leader politici.

Published by
Claudia De Napoli

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