A Napoli l’ex premier attacca il governo Meloni, propone nuove tasse su big tech e banche e spinge sul reddito di cura mentre il M5s insiste sulla linea dei sussidi.
Nel pieno del tour elettorale in Campania, Giuseppe Conte ha ribadito la sua ricetta economica durante una passeggiata nel centro storico con Roberto Fico, candidato alla presidenza regionale. Proprio nella regione che ha registrato il maggior numero di percettori del reddito di cittadinanza, l’ex premier ha illustrato la proposta di una tassazione mirata contro le big tech statunitensi, gli istituti bancari e il settore delle arm. Secondo Conte, le risorse ottenute dovrebbero essere destinate «per alzare gli stipendi, per migliorare la sanità», una linea che il Movimento rivendica da tempo.
A rafforzare il messaggio arriva l’emendamento “segnalato” alla manovra con cui il M5s introduce la formula del reddito di cura, un sostegno economico tra i 400 e i 600 euro mensili rivolto ai caregiver che assistono familiari con disabilità grave. L’obiettivo, spiegano i pentastellati, è colmare un vuoto strutturale dell’attuale sistema di welfare.
La proposta anticipa una misura allo studio dell’esecutivo. Un disegno di legge pronto per l’esame in Consiglio dei ministri prevede infatti un contributo fino a 1200 euro trimestrali, con accesso vincolato ai limiti Isee. Il Movimento, tuttavia, accusa il governo di agire in ritardo e con insufficienti risorse. «Questo governo delle tasse non fa nulla per tagliare le tasse e per favorire le famiglie in difficoltà», ha attaccato Conte, sottolineando come la maggioranza non offra, a suo dire, soluzioni adeguate ai problemi sociali.
Non più di una settimana fa, era stato Fico a tornare sul tema dell’assistenza con la proposta del reddito di cittadinanza regionale, da lui definito uno strumento da rilanciare su base territoriale per garantire un sostegno uniforme. «Rifarei il progetto del reddito che si è interrotto per vari motivi. Nessuno che è in difficoltà deve essere lasciato indietro e quel progetto va rimesso in piedi su scala regionale», aveva dichiarato, ricordando come misure analoghe fossero state sostenute anche da Pasquale Tridico durante la sua corsa in Calabria.
Il Movimento rivendica da anni un’impostazione orientata verso strumenti di sostegno economico. Dal reddito di cittadinanza, introdotto dal governo gialloverde e successivamente abolito dall’esecutivo Meloni, alla pensione di cittadinanza, fino alle battaglie più recenti sul salario minimo, il M5s ha costruito un’identità politica centrata sulla redistribuzione e sulla protezione sociale.
Una strategia che affonda le radici nella visione del reddito universale immaginato da Beppe Grillo, considerato il principio ispiratore delle misure successive. Nonostante le irregolarità e le truffe registrate in Campania e in altre regioni, il Movimento continua a difendere l’impianto originario, convinto che i sussidi restino una risposta necessaria contro le nuove forme di povertà e di precarietà.
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