Italia & Dintorni

Rizzo contro Bruxelles: «Ci trattano da figli di serie B»

Rizzo presenta la sua corsa in Veneto come l’inizio di un progetto nazionale, attacca Bruxelles e difende la centralità della politica contro poteri esterni ed élite.

Un progetto nazionale che parte dal Veneto

La candidatura di Marco Rizzo alla guida del Veneto non è, nelle sue intenzioni, una semplice sfida regionale. Il leader di Democrazia Sovrana Popolare sostiene che la sua corsa sia parte di un piano più ampio. «Il mio è un progetto politico per l’Italia, che partirà dal Veneto e andrà oltre», ha spiegato, convinto che il Paese non possa ignorare quello che definisce un “cambio di indirizzo della politica mondiale”.
Nel mirino di Rizzo c’è soprattutto l’Unione Europea, accusata di trattare l’Italia da “figliastro”. A titolo di esempio cita i recenti interventi della Bce sui titoli di Stato: 5,6 miliardi di bond tedeschi, 4,2 miliardi francesi, appena 189 milioni italiani. Per il leader di Dsp, questo squilibrio confermerebbe che «l’Europa ci sta fregando». Il Veneto, sostiene, rappresenta un terreno ideale per inaugurare una nuova stagione politica.

Il Veneto come simbolo: imprese, energia e alleanza sociale

Per Rizzo, la Regione è il crocevia della piccola e media impresa italiana, luogo in cui «classe lavoratrice e ceto medio» possono trovare un punto di incontro strategico. Da qui l’idea di avviare la proposta politica proprio dove questi mondi convivono e dove, secondo Dsp, esiste maggiore spazio per ricostruire una rappresentanza.
Uno dei nodi centrali del programma riguarda il costo dell’energia, tema che il leader ritiene decisivo per la competitività delle aziende. Rizzo accusa gruppi come Eni, Terna, Snam e Italgas di generare profitti enormi grazie al Paese senza “restituire nulla”. Pur consapevole che il governatore uscente gode da anni di elevatissima approvazione, Rizzo afferma che “bisogna avere coraggio”, convinto che la politica debba tornare protagonista.

Giustizia, riforme e ruolo perduto della politica

Nell’analisi del leader di Dsp, la politica italiana avrebbe progressivamente perso peso, soprattutto dopo la stagione di Mani Pulite, con una classe dirigente indebolita spesso “per colpa propria”. La riforma della giustizia rappresenterebbe, secondo lui, l’occasione per un cambio di passo. Rizzo sostiene che voterà “sì” al referendum, definendo la riforma «un passo importante» non contro la magistratura, ma per «riaffermare l’autorevolezza della politica» e permetterle di confrontarsi con la grande economia mondiale senza piegarsi ai poteri forti.

Garofani, Meloni e il monito alle istituzioni
Rizzo dedica spazio anche al caso delle dichiarazioni attribuite a Francesco Garofani, consigliere del Presidente della Repubblica, sulle strategie per fermare Giorgia Meloni. Per il leader di Dsp, chi ricopre un ruolo istituzionale così delicato deve farlo “in ogni momento”, senza distinzione tra contesti formali e informali. Le parole pronunciate da Garofani, a suo giudizio, costituiscono un fatto «molto grave», perché un consigliere del Quirinale ha una responsabilità che non può essere rimossa a piacimento.

Lo Statuto speciale e la promessa agli indecisi

Rizzo chiude il suo intervento con un appello diretto agli elettori del Veneto, spiegando i punti cardine del programma. Sostiene che Dsp punterà sulla sanità pubblica e impedirà che «neppure un euro dei veneti» venga destinato alle armi per l’Ucraina. Propone lo Statuto speciale, non l’autonomia differenziata, perché «non può esserci autonomia senza sovranità».
Lo slogan scelto, «Faremo quello che diciamo», accompagna la sua promessa finale: dal Veneto, afferma, partirà «la riscossa del popolo contro l’élite», una sfida politica che intende collocarsi oltre gli schieramenti tradizionali.

Published by
Lorenzo Costantino

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