L’Anm difende il provvedimento sui tre minori mentre Nordio annuncia accertamenti e Salvini parla di “sequestro”, con il padre che chiede il ritorno dei bambini a casa.
Il caso dei tre bambini allontanati dalla famiglia anglo-australiana che vive nel bosco di Palmoli, in Abruzzo, diventa un tema centrale nel dibattito politico nazionale. L’Associazione nazionale magistrati interviene con una nota per difendere la decisione del Tribunale per i minorenni de L’Aquila, che ha disposto la sospensione della responsabilità genitoriale e il trasferimento dei minori in una casa protetta di Vasto. «Il provvedimento di sospensione della responsabilità genitoriale del Tribunale per i Minorenni di L’Aquila si fonda su valutazioni tecniche e su elementi oggettivi: sicurezza, condizioni sanitarie, accesso alla socialità, obbligo scolastico. Ed è stato assunto nel rispetto delle norme vigenti e con finalità esclusivamente protettive». L’Anm critica duramente le reazioni politiche, parlando di «strumentalizzazioni» in contrasto con la tutela dei minori. L’associazione invita a rispettare il ruolo della giurisdizione e chiede di evitare contrapposizioni che rischiano di alimentare tensioni ulteriori. Le sue parole arrivano dopo che il vicepremier Matteo Salvini ha definito la vicenda «un sequestro di tre bambini», scatenando una polemica immediata sul rapporto tra politica e magistratura.
Il ministro della Giustizia Carlo Nordio, da Stresa, ribadisce la necessità di evitare conclusioni affrettate e annuncia approfondimenti ministeriali. «Strappare un bambino dalla famiglia è un atto estremamente doloroso, quindi bisognerà approfondire. Bisogna fare accertamenti profondi, in questo momento è prematuro fare qualsiasi considerazione procedurale».
Le valutazioni del Tribunale, contenute nell’ordinanza, parlano di una «lesione del diritto alla vita di relazione» che potrebbe incidere sullo sviluppo cognitivo ed emotivo dei minori. L’intervento del ministro non placa la polemica, alimentata soprattutto dalla posizione del leader della Lega, che mette in dubbio la metodologia seguita dal Tribunale. La vicenda arriva così al centro dell’agenda istituzionale, con l’ipotesi dell’invio degli ispettori e il dibattito sul confine tra libertà familiare e tutela dei bambini.
Nel frattempo, il padre, Nathan Trevallion, racconta la propria posizione in un’intervista, esprimendo il desiderio di riunire la famiglia nella casa nel bosco.
«Io voglio solo riportarli in questa casa e tornare a vivere tutti insieme. A breve sistemeremo la questione del bagno, riportandolo in casa. Sposteremo la cucina, realizzeremo due camere da letto. È già venuto un ingegnere. Quattro, cinque giorni e tutto tornerà felice come prima».
Trevallion spiega che, se il ricongiungimento non dovesse avvenire, la madre Catherine sarebbe pronta a portare i bambini in Australia, mentre lui resterebbe a occuparsi degli animali nella loro proprietà. Aggiunge che, una volta compiuti i diciotto anni, i figli saranno liberi di scegliere dove vivere.
La testimonianza del padre alimenta un dibattito già incandescente, mentre l’attesa per la decisione sul ricorso diventa il prossimo passaggio chiave in una vicenda che coinvolge politica, magistratura e opinione pubblica.
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