Il generale critica l’allontanamento dei minori e sostiene che la famiglia vivesse serenamente, mentre gli esperti spiegano le ragioni della sospensione della responsabilità genitoriale.
La vicenda della famiglia che viveva in un bosco continua ad alimentare tensioni politiche, con interventi arrivati da Giorgia Meloni, Carlo Nordio e dal generale Roberto Vannacci.
Durante un’intervista televisiva, il conduttore di “Fuori dal coro” ha chiesto a Vannacci un commento sulla decisione di allontanare i tre bambini, paragonando il caso alle condizioni dei minori che vivono nei campi rom e sinti.
Il generale ha definito l’episodio “una cosa strabiliante”, usando il termine in senso polemico, e ha aggiunto che “non dico che quelle potessero essere le condizioni migliori, sicuramente chi ha agito lo ha fatto in buona fede”.
Ha poi proseguito: “Ma non è questo il modo di togliere la paternità a una famiglia che vive nella felicità”, sottolineando la sua contrarietà alle modalità dell’intervento.
Nella parte finale del suo intervento, Vannacci ha criticato duramente i servizi sociali, sostenendo che dovrebbero “andare a vedere le baby gang, vadano a vedere le altre situazioni che nuocciono alla società”.
Secondo gli esperti del settore, a differenza di quanto dichiarato da molti esponenti politici, le decisioni sull’allontanamento di minori non vengono prese sulla base di valutazioni personali ma seguendo procedure precise.
Il caso ha avuto origine nel settembre 2024, quando i tre figli sono stati portati al pronto soccorso dopo aver ingerito funghi velenosi, riportando un’intossicazione alimentare.
Il personale sanitario ha inviato una segnalazione ai servizi sociali, che dopo vari tentativi di monitorare la situazione hanno chiesto il supporto della procura a causa dei ripetuti rifiuti dei genitori di consentire controlli e di presentare la documentazione necessaria.
La vicenda è così passata al tribunale per i minorenni, che ha come obiettivo esclusivo la tutela psicologica e fisica dei bambini.
Gli operatori spiegano che non si è trattato di un provvedimento improvviso o motivato da scelte arbitrarie, ma dell’applicazione di una procedura standard, identica a quella utilizzata in tutti i casi in cui viene segnalato un potenziale pericolo per i minori.
Le misure adottate dal tribunale, come ricordano i professionisti coinvolti, non riguardano la “paternità” o la “maternità” in senso giuridico, termini usati impropriamente nel dibattito politico.
Non si parla infatti di cancellare il legame di filiazione, ma di una sospensione temporanea della responsabilità genitoriale, prevista quando la condotta dei genitori risulta insufficiente o tale da esporre i figli a rischi potenziali.
La sospensione viene applicata anche in assenza di un danno concreto, come forma di tutela preventiva, ad esempio in presenza di dipendenze, problemi psichiatrici o condizioni abitative non idonee.
Nel caso della famiglia del bosco, il tribunale ha richiesto ai genitori di migliorare l’alloggio, giudicato non agibile, oltre a presentare la documentazione relativa all’istruzione e al percorso sanitario dei figli.
Gli esperti specificano inoltre che la misura non è definitiva e potrà essere rivista una volta verificate le condizioni richieste dal giudice.
This website uses cookies.