La storia di Simone Bilardo, atleta e imprenditore, diventa un caso mediatico dopo la scoperta di due tumori al cervello e un percorso di rinascita condiviso sui social e in un libro.
Il percorso di Simone Bilardo ha avuto una svolta improvvisa nel 2021, durante un allenamento in vista dell’Ironman. Una caduta violenta, il casco completamente distrutto e una serie di esami effettuati per precauzione hanno portato alla scoperta di due tumori al cervello, uno nel punto dell’impatto e uno sul lato opposto. «Era per la caduta. Dev’essere per la caduta», è stato il suo primo pensiero, una reazione istintiva alla diagnosi. Con il tempo ha dovuto però accettare una realtà più complessa, dando avvio a una trasformazione personale che lo ha portato a ripensare il concetto stesso di benessere.
Il punto di svolta arriva con l’invito al podcast “One More Time” di Luca Casadei, dove Bilardo decide di raccontare integralmente la sua storia. L’episodio diventa rapidamente virale, raccogliendo migliaia di commenti e raggiungendo un pubblico molto ampio. In molti si sono identificati nella sua riflessione sulla fragilità, sulla corsa continua verso obiettivi esterni e sull’illusione del tempo infinito. Questa risonanza ha spinto l’atleta a portare la sua testimonianza anche sui social, trasformando la sua presenza online in un progetto di condivisione e sensibilizzazione.
Dopo la diagnosi, Simone Bilardo e la moglie Silvia hanno scelto un approccio lucido e razionale, raccogliendo pareri medici in Italia e all’estero e cercando la strada più adatta alla loro situazione. «Non possiamo scegliere quello che ci è capitato. Ma possiamo scegliere come reagire», racconta oggi. La decisione è stata quella di seguire una terapia in pillole, che gli permettesse di mantenere autonomia e lucidità, pur affrontando gli inevitabili effetti collaterali.
Bilardo descrive il suo nuovo modo di vivere come una presenza consapevole: non il tentativo di “vincere una battaglia”, ma la scelta quotidiana di restare nel presente e dare valore alle piccole cose. «Oggi stare bene non è avere tutto sotto controllo. È essere presenti», spiega, sottolineando che l’ascolto di sé è diventato prioritario rispetto alla logica della performance. Accanto a lui, la famiglia e in particolare Silvia rappresentano una fonte essenziale di forza.
La testimonianza di Simone Bilardo ha raggiunto persone che affrontano malattie gravi, ma anche molti che vivono forme di smarrimento quotidiano, tra incomprensioni familiari, lavoro insoddisfacente e routine pesanti. «Io non sono un guerriero. Io voglio vivere», afferma, spiegando che gli incoraggiamenti ricevuti lo sostengono e lo spingono a condividere il suo percorso.
Questa filosofia è diventata anche un libro, “VIVO PIÙ CHE MAI”, edito da Rizzoli e in uscita il 20 gennaio 2026. Non un manuale motivazionale, ma una testimonianza che invita a guardare alla fragilità come a un’opportunità di cambiamento. È da queste premesse che si sviluppa la sua riflessione più ampia, rivolta a chiunque abbia bisogno di ritrovare un senso nel presente.
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