Le parole di Carlo Calenda riaccendono il dibattito sul futuro del centrosinistra: il leader vede in Giuseppe Conte un possibile candidato premier sostenuto da una parte del Pd.
Ospite di Sky Tg24, Carlo Calenda ha tracciato un quadro tutt’altro che rassicurante per la leader del Pd, Elly Schlein. Secondo il fondatore di Azione, il futuro del centrosinistra potrebbe ruotare attorno a Giuseppe Conte, considerato da lui un potenziale candidato premier capace di raccogliere consensi anche all’interno del Partito Democratico. “Credo che Giuseppe Conte abbia delle carte da giocare, perché è stato presidente del Consiglio e perché un’area del Pd lo preferisce”, ha dichiarato. Calenda ha citato i gruppi riunitisi a Montepulciano, sostenendo che “metà di loro, alle primarie, faranno votare Conte”. Una lettura che mette in luce le difficoltà della segretaria dem nel mantenere compatto il partito.
La distanza politica tra Elly Schlein e Giuseppe Conte si è ampliata negli ultimi mesi, alimentata da episodi che hanno accentuato la competizione interna al cosiddetto “campo largo”. Uno di questi è stato il caso Atreju, vissuto dal Pd come un segnale di divergenza sul metodo e sulla linea politica. Intervistato su Rai Radio 1, il capogruppo M5S Riccardo Ricciardi ha negato frizioni affermando: “Non c’è competizione con Schlein. Stiamo lavorando a un grande processo partecipativo che porterà alla proposta politica del M5s. Prima diciamo cosa vogliamo per il Paese, poi si vedrà chi guiderà”. Ha inoltre concluso che “le primarie ora non ci interessano”. Tentativi di rassicurazione che però non convincono chi osserva da tempo il confronto sotterraneo tra i due leader.
Durante l’intervista, Carlo Calenda ha anche risposto a un’ipotesi sulle future elezioni politiche: cosa farebbe Azione se Giorgia Meloni chiedesse al partito di entrare in maggioranza in caso di nuova vittoria del centrodestra? “Diremo di no”, ha assicurato. Una dichiarazione che rientra in un quadro più ampio di identità politica da riaffermare, sebbene Calenda riconosca che tale scenario appartenga alla fantapolitica. Intanto, nel centrosinistra rimane aperta la questione della leadership e della capacità di unire forze che oggi appaiono più rivali che alleate, con il Movimento 5 Stelle e il Pd ancora in cerca di un equilibrio condiviso.
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