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Ddl Delrio e dialogo con l’islam: il Pd verso uno scontro interno

Nel pieno dello scontro sul ddl Delrio, il Pd affronta nuove frizioni legate ai rapporti con realtà musulmane durante un convegno a Torino, tra presenze politiche e timori identitari.

Il convegno Pro Mus e il nodo identitario del Pd

Nel clima già teso del dibattito interno sul ddl Delrio, il Pd si ritrova a confrontarsi con un nuovo terreno sensibile: il rapporto con esponenti dell’area culturale islamica.
A Torino, nella chiesa valdese di corso Vittorio, il network Pro Mus – composto da professionisti musulmani – ha riunito oltre un centinaio di partecipanti, accendendo un riflettore politico su un evento presentato come semplice spazio culturale.
Prima dell’inizio, alcuni presenti hanno scelto di appartarsi per pregare, gesto che ha definito immediatamente il carattere dell’incontro.
Pur non essendo un soggetto politico, Pro Mus ospitava figure che operano nel mondo istituzionale: Fatima Zahra Dahir, assessore di centrosinistra a Cinisello Balsamo; Abdullahi Ahmed, consigliere comunale Pd a Torino; Abderrahmane Amajou, presidente nazionale di ActionAid; Yassin Lafram, presidente dell’Ucoii.
La combinazione tra attivisti, rappresentanti religiosi e dirigenti locali ha proiettato l’iniziativa oltre la dimensione associativa, rendendola oggetto di osservazione nel confronto interno al partito.

Presenze controverse e i richiami ai rapporti con l’Ucoii

La partecipazione di alcuni relatori ha riacceso critiche già espresse in passato, in particolare quelle della Lega e dell’europarlamentare Anna Maria Cisint, che da tempo solleva dubbi sui rapporti tra Ucoii e i Fratelli Musulmani, citando anche la mancata pubblicazione dei bilanci dell’organizzazione.
Ulteriori perplessità riguardano l’adesione di alcune figure all’iniziativa Flotilla, collegata da varie inchieste a reti vicine a Hamas.
Un passaggio delicato emerge anche dal passato: Abdullahi Ahmed e Francesco Tieri, fondatore a Roma di Muro27 – considerato il primo tentativo di partito musulmano in Italia – erano comparsi insieme in un dibattito su Luce News, piattaforma ritenuta vicina alla galassia dei Fratelli Musulmani, alla presenza di Sana El Gosairi, già candidata Pd a Milano.
Ahmed ha ridimensionato il peso dell’episodio, spiegando di aver rivisto Tieri “un anno fa”, mentre Muro27 ha negato collegamenti con il Pd.
Tieri ha aggiunto: “Ma pure che fosse, cioè ammesso che uno di noi abbia parlato con qualche esponente di partito, quale sarebbe la notizia?”
Lo stesso Ahmed ha sintetizzato così la propria posizione: “Se i partiti si chiudono, allora rischiano di far nascere un soggetto religioso, non servono casini, l’effetto Madmani è questo, ridurre tutto a un marchio”.
Durante l’incontro, Abderrahmane Amajou ha difeso l’imam espulso Mohamed Shahin, spiegando: “È ingiusto quello che gli sta accadendo”, dopo aver parlato con La Vardera, che lo aveva visitato nel Cpr di Caltanissetta.

La linea del Pd e le ombre sul rapporto tra religione e politica

Nonostante Pro Mus abbia ribadito che non intende costruire alcuna forma partitica, l’iniziativa ha riportato in superficie un tema ricorrente: l’incrocio tra rappresentanza politica musulmana e presenze locali del Pd, mentre il dissenso interno sul ddl Delrio continua a crescere.
Il ripetersi di contatti informali, partecipazioni comuni e dibattiti condivisi sembra delineare dinamiche che alcuni osservatori interpretano come embrionali prove di alleanza, pur senza alcuna intesa dichiarata.
La questione rimane però aperta: mentre solo l’area riformista del partito difende il ddl Delrio, resta da capire quale orientamento il Pd intenda assumere su un terreno complesso e sempre più scivoloso, quello del legame tra identità religiosa e ruolo politico in un contesto nazionale segnato da profonde tensioni sociali e culturali.

Published by
Lorenzo Costantino

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