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Fini torna ad Atreju dopo 17 anni e ammette: «Sciogliere An fu un errore», boato di applausi

L’ex presidente della Camera Gianfranco Fini ritrova il palco di Atreju, rievoca la sfida con Francesco Rutelli e riconosce: «Sono una persona onesta nel riconoscere gli errori e l’errore è stato chiedere e ottenere lo scioglimento di Alleanza Nazionale».

Il ritorno di Gianfranco Fini ad Atreju, a Roma, ha riportato al centro del dibattito una pagina decisiva della destra italiana. Dopo 17 anni lontano dalla kermesse, l’ex leader di Alleanza Nazionale è stato accolto da una sala gremita e da centinaia di persone ammassate nei corridoi, curiose di assistere al faccia a faccia con Francesco Rutelli, suo avversario nella corsa al Campidoglio del 1993. Un evento che, oltre alla rievocazione storica, ha segnato simbolicamente la fine della lunga distanza politica e personale tra Fini e una parte del suo mondo di riferimento.

Il ritorno sul palco e la frase che emoziona la platea
La presenza di Gianfranco Fini alla manifestazione di Fratelli d’Italia è stata letta da molti come un “ritorno a casa”, un’impressione confermata dallo stesso ex presidente della Camera quando, accolto dagli applausi, ha detto: «Mi sento a casa, se me lo permettete». Accanto a lui, Francesco Rutelli ha ammesso: «Io lo sapevo che sarei venuto per un tributo a un fondatore e che ripercorrere l’elezione del 93 è un pretesto per farlo tornare qua». Ma il momento più atteso è arrivato quando Fini ha riconosciuto pubblicamente quella che considera la sua decisione più sbagliata: «Sono una persona onesta nel riconoscere gli errori e l’errore è stato chiedere e ottenere lo scioglimento di Alleanza Nazionale». La platea, al completo, ha reagito con un applauso lungo e compatto. L’ex leader ha poi ricordato come, negli anni successivi alla rottura con Silvio Berlusconi, il suo nome fosse diventato bersaglio di fischi e contestazioni, segnando un distacco che oggi appare superato.

Il rapporto con Meloni e il bilancio della rottura con Berlusconi
Durante il confronto, Gianfranco Fini ha elogiato il ruolo svolto da Giorgia Meloni e da Fratelli d’Italia, affermando: «Ma il merito che ha avuto Fratelli d’Italia con Giorgia Meloni è ricostruire questa comunità, perché se si rimane al di fuori del proprio perimetro si rischia di essere in qualche modo apolidi. Poi è chiaro che sono passati tanti anni, è tutto cambiato, è tutto diverso e quindi mi riconosco, l’ho votata, la voterò. Non condivido al 100%, come è naturale da uomini liberi». Fini ha ripercorso anche la frattura con Silvio Berlusconi nel 2010, segnata dal celebre «che fai, mi cacci?» durante il Consiglio nazionale del Popolo della Libertà. Ha dichiarato: «Mi sono pentito di aver posto le condizioni che mi hanno portato a ritrovarmi incompatibile col Pdl. Le condizioni che avevo creato portarono allo scioglimento di An nel Pdl. Ma non era più possibile continuare ad assecondare in modo quasi obbligato. Non mi sono mai fatto comandare da nessuno». La riflessione ha riportato alla luce i momenti che portarono alla dissoluzione del progetto comune tra An e Forza Italia, un passaggio che Fini considera oggi il punto più critico del suo percorso politico.

Le critiche al centrosinistra e il richiamo al peso delle parole
Interrogato sul centrosinistra attuale, Francesco Rutelli ha risposto: «Mi faccia la domanda successiva», pur riconoscendo a Giorgia Meloni la capacità di governare in una fase complessa. Nel dialogo è intervenuto anche Gianfranco Fini, soffermandosi sul clima politico e sulla pericolosità di una retorica eccessiva. Riferendosi alle parole pronunciate contro la premier e contro la sua area politica, ha dichiarato: «Ci sono alcune dichiarazioni contro Giorgia Meloni e questa comunità, che chi le ha fatte dovrebbe vergognarsi, perché non c’entra l’avversione netta nei confronti della destra, che è più che legittima, ma quando si scende a un livello che è più da rissa da cortile che da dibattito politico, poi non ci si può meravigliare se certi cattivi maestri, certe parole in libertà generano dei frutti avvelenati». Prima del confronto, Fini aveva percorso i vialetti di Atreju, circondato da giornalisti e visitatori, limitando però ogni dichiarazione pubblica in attesa dell’intervento ufficiale.

Published by
Francesco Paolo Antonicelli

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