Dal palco di Atreju, Giuseppe Conte parla della sedia vuota di Giorgia Meloni, del dialogo con Elly Schlein e attacca il governo su promesse mancate e riforme.
Dal palco di Atreju, Giuseppe Conte risponde alle domande di Tommaso Cerno sulla scelta della segretaria del Pd Elly Schlein di non partecipare alla kermesse di Fratelli d’Italia.
L’ex presidente del Consiglio concentra subito l’attenzione su un’assenza che definisce significativa, rivolgendosi direttamente alla presidente del Consiglio.
“C’è anche una sedia vuota importante qui, Giorgia Meloni la padrona di casa, aveva esteso l’invito anche a me, poteva esserci lei da buona padrona di casa”.
Alla domanda se si senta a disagio per essere presente senza Schlein, Conte evita risposte dirette e lascia aperta la prospettiva di un futuro confronto politico: “verrà il giorno, io sono sicuro che verrà un giorno in cui faremo questo confronto”.
Un passaggio che viene letto come un segnale di apertura, ma anche come una critica alla gestione del dialogo politico da parte della premier.
Nel suo intervento, Giuseppe Conte torna poi sul tema delle alleanze e del futuro del centrosinistra, ribadendo una linea che mette al centro i contenuti prima dei nomi.
“Ci confronteremo con le altre forze dell’opposizione e troveremo il metodo migliore per scegliere il candidato del centrosinistra”, afferma, sottolineando la necessità di un percorso condiviso.
L’ex premier rilancia anche il lavoro interno al Movimento 5 Stelle, parlando di un “cantiere di democrazia partecipativa” dedicato alla costruzione del programma in vista delle prossime elezioni politiche.
Un riferimento a un processo che, nelle intenzioni del leader pentastellato, dovrebbe coinvolgere la base e rafforzare la coerenza tra promesse e azione politica. Il messaggio è chiaro: prima il progetto, poi la leadership, senza scorciatoie personalistiche.
Ampio spazio viene riservato alle critiche all’azione dell’esecutivo guidato da Giorgia Meloni, a partire dalla riforma elettorale.
“Si parla di riforma elettorale ma vediamo la proposta formale che arriverà e ci confronteremo in Parlamento”, chiarisce Conte, prima di affondare il colpo sul tema della coerenza politica.
“Il problema non è indicare il premier, che risolve una patologia per come la stiamo attuando, ma che quando si sta al governo si fa il contrario di quello che si è promesso”.
L’ex premier rivendica i risultati dei governi Conte I e Conte II, ricordando che “in poco più di due anni abbiamo realizzato l’80% del programma presentato agli elettori dal M5s”. Poi l’elenco delle promesse attribuite al centrodestra: dalle accise ai blocchi navali, fino alla riforma delle pensioni.
“Meloni ha fatto campagna elettorale dicendo che avrebbe abolito le accise”, osserva, aggiungendo che oggi “abbiamo la pressione fiscale più elevata degli ultimi 10 anni”.
E ancora: sui migranti parla di “oltre 300mila sbarchi”, mentre sulla legge Fornero sostiene che “hanno detto che avrebbero abolito la Fornero e l’hanno peggiorata”.
In chiusura, una nuova apertura al dialogo con il Pd: “Noi siamo disponibili a dialogare con Il Pd e con le altre forze progressiste. Se verrà fuori un’alleanza dipenderà solo dai programmi… Prima il programma, il candidato verrà dopo”.
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