Il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni interviene al Meeting di Rimini, Italia - 27 agosto 2025 - Politica (foto di Davide Gennari/LaPresse) Prime Minister Giorgia Meloni speaks at the Rimini Meeting, Italy - August 27, 2025 - Politics (photo by Davide Gennari/LaPresse)
La presidenza del Consiglio sospende l’affidamento a Bertolami Fine Art per l’asta dei doni istituzionali ricevuti da Giorgia Meloni, dopo l’emergere di un’inchiesta giudiziaria sul fondatore della società.
L’asta dei doni istituzionali ricevuti da Giorgia Meloni non si farà, almeno per ora. Palazzo Chigi ha deciso di congelare l’aggiudicazione del servizio alla casa d’aste Bertolami Fine Art, selezionata lo scorso ottobre, dopo la pubblicazione di un’inchiesta giornalistica che ha portato alla luce il coinvolgimento del fondatore della società in un’indagine giudiziaria. La presidenza del Consiglio ha comunicato che il contratto è stato sospeso “in attesa di ulteriori verifiche”, chiarendo che la decisione è stata assunta a scopo prudenziale. Il titolare della casa d’aste, infatti, è stato raggiunto da una misura interdittiva disposta dall’autorità giudiziaria nell’ambito di un procedimento di ampio respiro.
Il decreto di affidamento a Bertolami Fine Art risale al 24 ottobre, mentre l’ordinanza del giudice per le indagini preliminari di Catania è stata emessa solo all’inizio di dicembre, al termine di un’inchiesta durata diversi anni. Il fascicolo coinvolge decine di indagati e ipotizza l’esistenza di un sistema organizzato di traffico illecito di reperti archeologici. Secondo gli inquirenti, alcune case d’asta avrebbero avuto un ruolo centrale nel “ripulire” beni trafugati, consentendone l’immissione nel mercato legale. Palazzo Chigi ha precisato che l’indagine era coperta da segreto istruttorio e che, al momento dell’affidamento, non vi erano elementi formali per escludere la società. Una linea difensiva che può apparire solida sul piano giuridico, ma che apre interrogativi sul livello di attenzione politica esercitato nella scelta del soggetto incaricato.
A rendere il caso ancora più delicato è un precedente che coinvolge la stessa casa d’aste. Nel 2022 Bertolami Fine Art finì al centro di una forte polemica per aver messo all’asta il volantino con cui le Brigate Rosse rivendicarono il sequestro di Aldo Moro e l’uccisione degli uomini della sua scorta, battuto per oltre trentamila euro. L’episodio suscitò indignazione trasversale e interrogazioni parlamentari, oltre a una verifica avviata dal ministero della Cultura sull’origine del documento. In quell’occasione, numerosi esponenti politici denunciarono la mercificazione di un simbolo tragico della storia repubblicana. Tra loro anche Giorgia Meloni, allora all’opposizione, che definì “una vergogna” la vendita di quel volantino. Un precedente che oggi pesa come un macigno e rende politicamente sensibile la scelta di affidare proprio a quella società la gestione dei doni istituzionali della premier.
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