Italia & Dintorni

Feltri dopo l’assoluzione di Salvini: “L’Italia non è un albergo”

Vittorio Feltri commenta la sentenza definitiva sul caso Open Arms: una svolta per il diritto, la sovranità e il ruolo dello Stato, dopo anni di processo politico mascherato da giudiziario.

Una sentenza che ristabilisce il diritto e umilia l’ideologia

Per Vittorio Feltri, la sentenza definitiva di assoluzione di Matteo Salvini nel caso Open Arms rappresenta prima di tutto “una buona notizia per il diritto e per lo Stato”.

Un passaggio che, secondo il giornalista, dovrebbe essere scontato in un Paese normale, ma che in Italia ha richiesto anni di processo.

“In un Paese normale non dovrebbe mai accadere che un ministro dell’Interno venga processato per aver esercitato le sue funzioni”, scrive Feltri, sottolineando come difendere i confini nazionali sia parte integrante del ruolo istituzionale.

Eppure, osserva, si è arrivati a imputare un ministro con accuse come il sequestro di persona, definito senza mezzi termini “grottesco”.

Per Feltri, questa sentenza “fa storia” perché mette un punto fermo su un principio elementare, distorto per decenni da quella che definisce un’“ideologia tossica”: uno Stato sovrano ha il diritto e il dovere di controllare chi entra nel proprio territorio.

Il fatto stesso che tale principio abbia dovuto passare attraverso un processo penale viene descritto come un’anomalia che dovrebbe far riflettere profondamente.

Il calvario giudiziario e il danno irreversibile

Nel suo ragionamento, Vittorio Feltri non ignora il prezzo personale pagato da Matteo Salvini. “Salvini ha subito un calvario giudiziario che non auguro a nessuno”, scrive, elencando anni di indagini, attacchi politici, gogna mediatica e sospetto permanente.

Anche quando arriva l’assoluzione, per Feltri resta un dato incontestabile: “La giustizia, anche quando assolve, consuma anni di vita”.

Un danno che, a suo giudizio, nessuna sentenza potrà mai risarcire completamente. Da qui la riflessione più ampia sul rapporto tra politica e magistratura, con processi che, secondo il giornalista, finiscono per assumere i contorni di battaglie ideologiche.

Alla domanda se questa decisione cambierà davvero qualcosa sul fronte dell’immigrazione, Feltri risponde con realismo.

Non basta una sentenza a cancellare decenni di prassi e di narrazioni consolidate. Tuttavia, dal punto di vista giuridico, il chiarimento è definitivo: “Lo Stato italiano può chiudere i porti, può negare l’attracco, può decidere chi entra e chi no”.

Sovranità, ONG e fine dell’accoglienza obbligatoria

Secondo Vittorio Feltri, per anni è passata l’idea che l’Italia fosse obbligata ad accogliere chiunque arrivasse, senza documenti e senza controllo.

Una visione che descrive come quella di una “terra di nessuno”, dove la sovranità era diventata una parolaccia e i confini un optional.

Questa mentalità, scrive, non scompare dall’oggi al domani, ma la sentenza rafforza enormemente il cambiamento in atto. “Legittima lo Stato, legittima chi governa, legittima politiche di controllo e di contenimento”.

Per Feltri, il messaggio è chiaro e inequivocabile: l’Italia “non è un albergo gratuito né un campo profughi permanente”, le ONG non dettano la linea politica di uno Stato e il diritto internazionale non impone “il suicidio nazionale”.

Da ora in avanti, aggiunge, chi continuerà a sostenere la favola dell’accoglienza obbligatoria lo farà “contro il diritto, contro la realtà e contro una pronuncia definitiva”. Il commento si chiude con una rivendicazione netta del ruolo istituzionale:

“Lo Stato non è il nemico, non è il carnefice, non è il cattivo della storia. È semplicemente lo Stato”. In un’epoca segnata da menzogne ideologiche e processi politici mascherati da giudiziari, per Vittorio Feltri questa è già una vittoria enorme.

Published by
Lorenzo Costantino

This website uses cookies.