A Roma, nel campo nomadi di via Gordiani, una rapina con finti controlli: nella banda anche due veri poliziotti, ora ai domiciliari insieme a due complici.
La rapina nel campo nomadi e il finto controllo
Si sarebbero presentati come carabinieri, mostrando placche e distintivi, per entrare in un’abitazione del campo nomadi di via Gordiani, a Roma, e mettere in scena una falsa perquisizione. È così che una banda composta da quattro persone avrebbe portato a termine una rapina ai danni di una coppia con figli minorenni. Tra i presunti responsabili figurano anche due poliziotti in servizio al commissariato Salario-Parioli, già sospesi dal servizio e ora sottoposti agli arresti domiciliari.
Secondo la ricostruzione investigativa, gli uomini avrebbero sostenuto di dover effettuare controlli alla ricerca di armi e droga. La famiglia sarebbe stata intimidita e costretta a rimanere chiusa in una stanza, con l’ordine di non urlare. La situazione si è fatta ancora più tesa quando una delle persone presenti ha iniziato a sospettare che quegli uomini non fossero veri carabinieri. Nonostante i dubbi emersi, il gruppo avrebbe comunque portato a termine il colpo.
Orologi di lusso e contanti nascosti nell’intercapedine
Una volta all’interno dell’abitazione, la banda avrebbe individuato un nascondiglio ricavato dietro un pannello. Utilizzando un trapano, lo avrebbero smontato per raggiungere l’intercapedine in cui erano custoditi beni di valore. Il bottino, secondo quanto accertato dagli investigatori, sarebbe stato composto da cinque Rolex, un Cartier e circa 5mila euro in contanti.
Il danno patrimoniale viene ritenuto di rilevante entità. L’episodio avrebbe avuto modalità tali da aggravare ulteriormente la posizione degli indagati, sia per il luogo della rapina, una privata dimora, sia per l’abuso di poteri connessi alla funzione pubblica, contestato in particolare ai due agenti infedeli. I poliziotti, secondo l’accusa, avrebbero sfruttato la loro esperienza e la conoscenza delle procedure per rendere credibile la messinscena del controllo.
Le indagini della Procura e gli arresti
Le indagini, coordinate dalla Procura di Roma con l’aggiunto Giovanni Conzo, sono state condotte dalla Squadra mobile e hanno richiesto diversi mesi di accertamenti. A ricostruire nel dettaglio l’episodio sono stati i carabinieri del Nucleo investigativo del gruppo di Ostia e della compagnia Parioli, che hanno individuato i presunti responsabili.
Oltre ai due poliziotti, già coinvolti in altre indagini per presunti episodi analoghi, sono stati arrestati anche due complici: un cittadino marocchino e uno croato. Quest’ultimo avrebbe avuto il ruolo di basista, fornendo informazioni dettagliate sull’obiettivo, sugli spostamenti della famiglia e sui luoghi in cui erano nascosti i beni di valore.
I quattro sono accusati di rapina pluriaggravata, commessa in concorso, in luogo di privata dimora e con abuso dei poteri legati alla funzione pubblica. I due poliziotti si trovano attualmente agli arresti domiciliari,
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